Filippine, presidente Duterte: "giusto uccidere i giornalisti"

DAVAO CITY, PHILIPPINES - MAY 09:   MAY 09:  Presidential candidate Rodrigo Duterte (center) flocked by members of the media during a press conference after casting his vote, on May 9, 2016 in Davao city, Philippines. Voters in the Philippines are set to elect Rodrigo Duterte, a tough-talking mayor of Davao City in Mindanao, pulling away from his rivals despite controversial speeches and little national government experience. The 71-year-old Duterte, who has been compared with Donald Trump, is likely to be elected president of the Philippines and its 100 million people on Monday.  (Photo by Jes Aznar/Getty Images)

"Solo perché sei giornalista, non significa che tu sia esente dall'essere assassinato, se sei un figlio di puttana. Non c'è libertà di espressione che tenga, quando fai un torto a qualcuno". Queste le parole pronunciate ieri dal neo presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, nel corso di una conferenza stampa a Davao. L'ennesima affermazione reboante e criminogena del politico è stata ripresa subito dalle maggiori testate internazionali e ha provocato l'immediata reazione dell'associazione nazionale dei giornalisti filippini.

L'associazione ha parlato di una scandalosa campagna del presidente al fine di silenziare la stampa critica nei confronti del governo. "E' abominevole che si giustifichi l'assassinio dei giornalisti! La corruzione è solo una scusa!", ha detto Ryan Rosauro.

Inoltre, le parole di Duterte arrivano in una situazione già molto difficile per i cronisti filippini. Ricordiamo, a tale riguardo, che nella Repubblica del sud-est asiatico sono stati uccisi sette giornalisti nel 2015 e due dall'inizio del 2016.

Come vi avevamo già raccontato su polisblog, Duterte, attraverso una comunicazione infarcita di frasi sessiste e anti-sistema, ha fatto leva sull'insoddisfazione popolare, riuscendo ad ottenere grandi consensi. Le fasce più deboli della popolazione, stanche delle dinastie politiche che hanno governato il paese ed escluse dai benefici derivanti dalla crescita economica, hanno votato per lui il 9 maggio scorso.

Secondo alcune organizzazioni internazionali, tra cui Human Rights Watch, "il Giustiziere" si è già reso responsabile in passato di scelte che violavano i diritti umani. Quando era sindaco di Davao si sarebbe avvalso di squadroni della morte, responsabili di migliaia di omicidi extragiudiziali. Ed è per questo che le sue parole da presidente non possono essere sottovalutate.

Duterte ha già fatto sapere di essere pronto a riscrivere la costituzione, attribuendo più poteri all'esecutivo. Se il Parlamento gli metterà i bastoni fra le ruote, ha aggiunto, sarà pronto chiuderlo e a instaurare un governo di emergenza.

Tra le uscite più irresponsabili del neo presidente, evidenziamo quella pronunciata due settimane fa, quando ha detto che è intenzionato a dare alle forze dell’ordine il potere di sparare a vista ai sospetti. Inoltre, ha anche espresso la volontà di voler ripristinare la pena di morte per impiccagione.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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