Usa 2016, Bernie Sanders: "la convention di luglio è aperta"

LARAMIE, WYOMING - APRIL 05: Democratic presidential candidate Sen. Bernie Sanders (D-VT) speaks during a rally on April 5, 2016 in Laramie, Wyoming. Sanders spoke to a large crowd on the University of Wyoming campus after winning the primary in Wisconsin. (Photo by Theo Stroomer/Getty Images)

Secondo il Los Angeles Times, martedì 7 giugno, Bernie Sanders potrebbe vincere le primarie per le presidenziali Usa in California. I sondaggi lo danno un punto sopra la rivale Hillary Clinton (44% contro 43%). Sintomo, questo, che la partita per la nomination alla Casa Bianca non si è ancora chiusa. Ed è lo stesso senatore del Vermont a crederci, visto che ieri ha detto alla stampa che la convention di Philadelphia di luglio "è aperta".

L'obiettivo di Bernie "il rosso" è quello di continuare a dare la caccia ai super delegati fino alla fine. Il prossimo Super Tuesday (in cui si voterà in California, New Jersey, New Mexico, Montana, Dakota del Nord e Dakota del Sud) potrebbe aiutarlo nell'impresa: le rilevazioni di voto virtuale lo danno ancora come competitivo.

Ricordiamo che fino ad oggi Clinton ha ottenuto 2.316 delegati (di questi 547 sono super delegati), mentre Sanders vanta 1.547 delegati (di cui 46 sono super delegati). Tuttavia, quello che l'esponente socialista continua a rimarcare è che i super delegati possono cambiare nella convention.

"Hillary Clinton non avrà il numero richiesto di delegati per ottenere la nomination a conclusione del processo (delle primarie ndr) il 14 giugno", ha detto Sanders. Quest'ultimo, inoltre, resiste alle pressioni dall'establishment del suo partito, che pretende un suo ritiro per non indebolire ulteriormente l'ex segretario di Stato nella corsa contro Donald Trump.

Far cambiare opinione a centinaia di super delegati appare un'impresa ardua. Sanders, secondo alcuni, è ben conscio delle difficoltà che ha davanti, ma allo stesso vuole ottenere il massimo dalla sua campagna per poi puntare ad un ticket con la Clinton. In sostanza, vorrebbe giocarsela fino alla fine per diventare il candidato alla vice-presidenza.

Un'ipotesi del genere non può essere esclusa a priori dall'ex segretario di Stato, visto che il suo avversario riesce a mobilitare i giovani e a mandare alle urne persone che generalmente sarebbero rimaste a casa. In una possibile sfida con Trump, che si preannuncia tutta in salita, Clinton potrebbe avere bisogno dei voti di chi si oppone al potere della finanza e che non crede alle "dinastie" della politica Usa (considerate troppo vicine agli interessi delle lobby).

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