Usa 2016, terminate le primarie. Cosa farà ora Bernie Sanders?

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Come previsto, Hillary Clinton ha vinto le ultime primarie a Washington DC, nel disretto della Columbia. Ora manca solo la convention di Philadelphia di luglio, che dovrebbe investire formalmente l'ex segretario di Stato della nomination del Partito Democratico per la Casa Bianca. Ma, attenzione, i giochi non si sono ancora del tutto chiusi: Bernie Sanders non ha ancora annunciato il suo ritiro.

Il candidato di sinistra, domenica scorsa, aveva dichiarato che avrebbe lottato fino alla fine, provando a far cambiare idea ai super delegati a Philadelphia. Tale opzione è diffcilmente persegibile, tuttavia è lo strumento con cui Sanders sta provando a far acquisire il maggior peso politico possibile alla corrente liberal in vista delle elezioni presidenziali. E nonostante le critiche feroci dei suoi detrattori, ne ha tutto il diritto, soprattutto alla luce di quello che è accaduto durante gli ultimi mesi. Ricordiamo, a tale riaguardo, che il senatore del Veromnt, contro qualsiasi previsione iniziale, ha vinto in 22 Stati.

Clinton, che ieri ha incontrato Sanders, non ha intenzione di prolungare troppo la scontro, anche perché la indebolisce nei confronti del suo rivale repubblicano, Donald Trump. Ed ecco allora che, prima del vertice con il suo competitor democratico, è stato lo stesso staff della candidata democratica a parlare di una importante occasione per confrontarsi su "una serie di questioni progressiste sulle quali si condividono obiettivi comuni".

Appare complicato che la "centrista" Clinton accetti tutti temi messi sul tavolo da "Bernie il rosso". Ma su alcuni punti c'è margine di trattativa. Ad esempio, Hillary potrebbe cedere sulla sulla paga minima oraria a 15 dollari per i lavoratori federali, sul rinnovo delle infrastrutture e sugli investimenti nelle università pubbliche. In ogni caso, di aperture progressite la candidata democratica dovrà necessarimanete farne, conscia del fatto che l'elettorato del suo partito, in particolare quello giovanile, è profondamente cambiato. Se facesse una campagna troppo moderata, il rischio sarebbe quello di far rimanere a casa un sacco di elettori e di non riuscire ad opporsi all'onda d'urto del tycoon newyorchese.

Sanders per ora non si sbiliancia, ma ha annunciato che giovedì alle 20.30 (le 2.30 di notte in Italia) spiegherà quali saranno i suoi prossimi passi. A tale proposito, il senatore ha dichiarato: "

"Dopo l'appuntamento di oggi, il voto è finito, ma la nostra rivoluzione politica continua. Voglio parlare direttamente con voi giovedi"

In caso di mancato accordo in queste ore, Sanders ha intenzione di giocarsi anche un'ultima carta. Fino alla convention potrebbe mobilitare i suoi sostenitori in una campagna di rinnovamento del partito. In conferenza stampa, infatti, ha detto: "credo anche che sia necessario sostituire la leadership del Comitato Nazionale Democratico attuale”. Inoltre, potrebbe puntare su una proposta tesa a mettere in discussione il sistema "elitario" dei super delegati e a riduscutere le regole delle primarie.

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