Egitto, un tribunale ostacola Al Sisi: "illegale la cessione delle isole Tiran e Sanafir all'Arabia Saudita"

BERLIN, GERMANY - JUNE 03:  Egyptian President Abdel Fattah el-Sisi speaks during a news conference with German Chancellor Angela Merkel (unseen) on June 3, 2015 in Berlin, Germany. The meeting between the two leaders was intended to increase economic and security cooperation between their two countries, which shared 4.4 billion euros ($4.8 billion) in bilateral trade in 2014. The two disagreed over human rights issues such as capital punishment.  (Photo by Adam Berry/Getty Images)

La giustizia egiziana offre un inaspettato esercizio di indipendenza. Come riportano alcune fonti loacali, riprese dall'agenzia Anasmed, un tribunale amministrativo del paese nordafricano ha "invalidato l'accordo di delimitazione delle frontiere tra Egitto e Arabia Saudita e ha affermato la sovranità egiziana sulle due isole di Tiran e Sanafir" nel Mar Rosso. La "vendita" delle due isole a Riad aveva suscitato forti proteste nel paese, nonostante i numerosi divieti a manifestare predisposti da Il Cairo.

"Le isole dovrebbero rimanere parte del territorio egiziano. La sovranità dell'Egitto deve essere mantenuta, ed è vietato cambiare il suo stato in qualsiasi modo o tramite una qualsiasi procedura che avvantaggi un'altra Nazione", ha detto ieri il giudice Yehia el Dakroury, presidente del tribunale. A riferirlo è il quotidiano governativo Al Ahram.

A sua volta, tramite il ministro degli affari giuridici e parlamentari, Magdi Ayati, il governo ha annunciato che impugnerà la sentenza del tribunale. Ma non basterà all'esecutivo vincere la battaglia giudiziaria, dovrà anche trovare l'approvazione del parlamento sulla prosposta di "cessione" delle isole.

Il presidente Abd al Fattah al Sisi ha optato per la cessione in occasione di una visita di re Salman in Egitto. La sua decisione appare condizionata da due fattori. Il primo è quello di far fronte alla crisi economica. L'altra motivazione ha una radice squisitamente diplomatica. Si tratterebbe di una sorta di riasrcimento per il sostegno ottenuto da Riad a partire dal colpo di Stato del 2013.

Da allora, la monarchia saudita ha sborsato diversi miliardi di euro di assistenza finanziaria a Il Cairo, permettendo così al regime di rimanere a galla. Dunque la "vendita" dellle isole appare come una sorta di compensazione.

Il governo egiziano, però, sostiene che le isole sono sempre state sotto la sovranità saudita: Riad le avrebbe cedute temporaneamente a Il Cairo nel 1950, dopo la guerra con Israele. Ricordiamo che Tiran e Sanafir, di grande importanza geostrategica, sono all'ingresso del Golfo di Aqaba, al cui vertice si trova il porto di Eilat, l’unico sbocco sul Mar Rosso controllato da Tel Aviv.

La questione delle isole ha finito per dare nuovo slacio all'apposizione. La causa al tribunale amministrativo, tanto per cominciare, è stata presentata da un gruppo di avvocati guidato da Khaled Ali, il candidato "dei giovani di piazza Tahri" alla presidenza nel 2012. Inoltre, tutte le forze che contestano il regime sono tornate allo scoperto in maniera abbastanza compatta.

Alla manifestazioni di protesta di aprile hanno aderito i Socialisti rivoluzionari, il partito al-Dustour del premio Nobel al-Baradei, il Popular Current Party e i Fratelli Musulmani (fuori legge dopo il colpo di Stato di tre anni fa). La caratterizzazione composita del movimento va evidenziata, visto che al Sisi da anni tende a far credere che ogni forma di opposizione debba essere riconducibile alla Fratellanza di matrice islamista, quando in realtà nelle carceri egiziane sono tantissimi gli attivisti laici.

La risposta de Il Cairo è stata durissima. Dopo le manifestazioni di piazza del 25 aprile, la polizia ha arrestato più di 200 persone. Di questi, circa 150 sono stati condannati al carcere per aver violato la legge sulle manifestazioni. Tuttavia, la maggior parte dei condannati sono stati rilasciati in virtù di una una sentenza della corte di Cassazione.

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