Gaza: raid israeliani nella notte. Netanyahu sigilla Hebron

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Come riporta la testata degli Emirati Al Arabiya, tra sabato notte e questa mattina la Striscia di Gaza è stata colpita dall'aviazione militare israeliana. L'esercito di Tel Aviv ha focalizzato gli attacchi contro alcuni siti occupati da milizie armate palestinesi: le brigate Ezzedin al-Qassam (braccio armato di Hamas) e le Brigate al-Quds (che fanno capo al Movimento per il Jihad Islamico in Palestina).

I raid si sarebbero concentrati su Gaza City, Beit Lahiya, Jabaliya e Beit Hanun. Al momento non risultano esserci né feriti né morti. In un comunicato stampa, Israele ha reso noto che l'operazione si è resa necessaria dopo il lancio di un razzo da parte di Hamas nella giornata di venerdì. Il missile avrebbe centrato un edificio nella città meridionale israeliana di Sderot. La struttura, secondo Tel Aviv, è stata danneggiata, ma non si sono registrate vittime.


Intanto, la tensione è altissima. Dopo un periodo di relativa calma, tra giovedì e venerdì, si è verificata una escalation di violenza. Tutto è incominciato con l'uccisione di una ragazzina israeliana di 13 anni, a Kyriat Arba in Cisgiordania. Mohammad Tra'ayra, l'assalitore palestinese di 19 anni, ha accoltellato l'adolescente mentre dormiva nella cameretta della sua casa.

Successivamente, la 17enne Sara Hajaj è stata freddata da un poliziotto israeliano davanti alla Moschea di Abramo ad Hebron. La ragazza, dicono fonti dello Stato ebraico, avrebbe tentato di accoltellare una soldatessa. Poi, a Qalandiya, Mohammed Mustafa Habash (63 anni), ha perso la vita per aver inalato gas lacrimogeni mentre provava ad attraversare il checkpoint che divide Ramallah da Gerusalemme. Infine, nel pomeriggio di venerdì una famiglia di coloni è rimasta vittima di un'imboscata: il padre è morto, mentre la madre e i due figli sono rimasti feriti.

Proprio mentre il Quartetto (Usa, Ue, Russia e Onu) condannava “l’incitamento alla violenza” dei palestinesi e l’espansione delle colonie israeliani, Benjamin Netanyahu ha scelto la linea dura. Il premier dello Stato ebraico ha disposto la chiusura della zona di Hebron, che attualmente è perlustrata da migliaia di soldati. Contemporaneamente la destra ultranazionalista israeliana ha chiesto l’ampliamento degli insediamenti nei Territori Occupati.

Secondo l'agenzia stampa Nenanews, Netanyahu ha optato anche per la sospensione del trasferimento delle tasse palestinesi nelle casse di Ramallah. Si tratta di 127 milioni di dollari mensili, impiegati per il pagamento dei salari dei dipendenti pubblici. Questa misura ovviamente rappresenta una pressione pesantissima sull'Autorità Nazionale Palestinese.

Ricordiamo che due settimane fa, sulla stampa israeliana, si è parlato della costruzione di un muro di protezione intorno al confine con la Striscia di Gaza, sia sopra che sotto terra. Tale ipotesi potrebbe diventare l'occasione per un nuovo attacco militare.

Ora si teme che nei piani di Tel Aviv possa esserci un nuovo "Margine protettivo": l'invasione della Striscia del luglio del 2014. In quell'occasione persero la vita 2.200 palestinesi e ci furono migliaia di feriti e circa 100 mila sfollati.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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