Come potrebbe cambiare il referendum costituzionale

Renzi sta pensando di spostare la data del voto e di spacchettare il referendum costituzionale. Per evitare una sonora sconfitta.

L'incontro tra Renzi e Mattarella si è svolto ieri e si è incentrato su due temi: la possibile crisi di governo in seguito alla ventilata uscita del Nuovo Centrodestra e gli scenari che ne seguirebbero. In mezzo a tutto questo, ovviamente, c'è il referendum costituzionale.

La situazione, infatti, è ingarbugliata: se il governo dovesse saltare prima del referendum, che si fa? Si torna al voto subito, senza preoccuparsi del fatto che siamo in un periodo di cambiamenti sotto ogni punto di vista, dalla legge elettorale alla Costituzione?

O si crea un governo di scopo che tiri avanti almeno fino al giorno del voto? Per il momento, la strada tracciata da Renzi è una sola: "Ho i numeri e vado avanti". Anche perché, nella mente del premier, il traguardo è chiaro: vincere questo referendum e poi, forte del risultato, andare al voto senza aver apportato modifiche all'Italicum. O la va, o la spacca.

E siccome il gioco si fa sempre più pesante, Renzi starebbe pensando di apportare un paio di modifiche al referendum: la prima riguarda la data del voto, non più l'ultima domenica di ottobre (che c'è il ponte dei Santi), ma la prima di novembre, quindi il giorno 6. La seconda, invece, riguarda la possibilità di spacchettare il referendum.

Il cittadino, quindi, non dovrebbe più dire "sì" o "no" all'intero impianto, ma potrebbe votare i singoli provvedimenti. Un modo, probabilmente, per non rischiare che, in un momento difficile per il governo, non si riesca nemmeno a salvare qualche pezzo della riforma.

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