Sud Sudan sull'orlo di una nuova guerra civile

Photo taken on April 3, 2012 shows a Sudanese youngster hanging off the barrel of an abandoned Sudan Armed Forces, SAF,  tank at Dar in South Kordofan, Sudan.Amid heavy artillery bombardments and airstrikes, Sudan described the South's seizure of the contested oil-producing Heglig region from its army as the worst violation of its territory, pulling out of African Union-led talks in protest and edging the closest to all-out war on April 11, 2012.  AFP photo/Adrianne OHANESIAN (Photo credit should read ADRIANE OHANESIAN/AFP/Getty Images)

A Giuba, nella capitale del Sud Sudan, negli ultimi giorni, hanno perso la vita 272 persone (tra cui 33 civili). Nel paese africano, tornano a soffiare venti di guerra e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha immediatamente votato una dichiarazione nella quale si chiede l'immediata cessazione delle violenze.

Gli scontri sono deflagrati venerdì, alla viglia della giornata commemorativa per i cinque anni dell'indipendenza. Così, come nel conflitto civile iniziato nel 2013, i ribelli del vicepresidente Riek Machar e i governativi del presidente Salva Kiir hanno ricominciato a combattere apertamente.

Ricordiamo che la guerra civile si concluse con una pace di facciate nel 2015, ma le rivalità interne non si sono mai sanate. Ed era difficile che ciò accadesse, visto che dal 2013 al 2015 ci sono stati un milione e mezzo di sfollati e migliaia di morti.

Il governo sud-sudanese ha subito provato a sminuire quanto stava accadendo, ma da numerosi fonti locali è emerso che ancora domenica ci sono stati feriti e interi quartieri di Giuba saccheggiati. Ovviamente, come spesso avviene in Africa, interessi di natura economica e politica si intrecciano ad antagonismi etnici. Ed ecco che anche la rivalità tra la maggioranza Dinka e la minoranza Nuer è riesplosa.

Nella sua dichiarazione il Consiglio di Sicurezza, ha condannato "nel modo più forte" i combattimenti ed ha espresso "shock e indignazione" per gli attacchi che hanno coinvolto strutture dell'Onu. E proprio la missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan, l'Unmiss, ha diramato un comunicato in cui ha censurato gli scontri:


Il conflitto, coinvolge anche altri paesi africani. Ad appoggiare Machar, il governo del Sudan, da cui il Sud si era staccato dopo decenni di guerra. A sostenere Kiir, invece, c'è l'Uganda. Il Kenya, per parte sua, ora vuole giocare il ruolo del pacificatore.

Nairobi ha chiesto a entrambe le parti di ritirare le truppe e gli armamenti più pesanti da Giuba e di trovare subito un accordo. Un portavoce dell'esecutivo keniano ha anche aggiunto che il suo paese è disposto ad imporre il rispetto della legalità, nel caso in cui venga richiesto.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Simone Manfredi, della Ong Avsi, parla di una situazione allarmante. Il cooperante, attualmente in Sud Sudan, ha detto che le parti in lotta stanno già provando ad arruaolare ragazzi. "Ragazzi che vanno a scuola la mattina, e al pomeriggio si combattono".

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