East Forum 2016, l'Europa "senza cooperazione rischia il fallimento"

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Il grande assente è stata la Commissione Europea e la sedia vuota riservata al commissario europeo alle migrazioni e agli affari interni Dimitris Avramopoulos era piuttosto ingombrante nella sala gremita.

Lo hanno sottolineato nella loro chiacchierata anche Romano Prodi e Giuseppe Scognamiglio di Eastwest al termine della mattinata dedicata all'East Forum 2016 di Roma, l'appuntamento annuale di Eastwest dedicato quest'anno alla "Nuova Europa", quella dei grandi dilemmi delle migrazioni, dell'integrazione, della sicurezza.

La mattinata è trascorsa veloce, tra numeri impressionanti (1 milione di migranti giunti in Europa nel 2015) che collocati nel contesto giusto (un continente di circa 500 milioni di abitanti) si ridimensionano e mostrano altri aspetti del problema dell'accoglienza. Come sottolineato da Stephane Jaquemet, rappresentante dell'UNHCR per l'Europa meridionale, "la crisi dei migranti dipende dagli Stati e non dalla UE", collocando l'attuale situazione più in un contesto di emergenza. La crisi europea, ha spiegato Jaquemet, è una "crisi di identità" che attacca Paesi non più disposti a rispettare gli accordi presi nel corso degli anni. Cita l'accordo con la Turchia per la gestione dei migranti, che "ha ridotto del 90% gli sbarchi in Grecia" e l'accordo con Ankara è citato quasi da ogni intervento nell'arco della mattinata al Forum.

Ismail Yesil, dell'autorità turca per i disastri e le emergenze (la protezione civile), afferma che l'accordo è necessario, per la Turchia, per gestire i milioni di migranti e profughi in territorio turco: si parla di circa 3 milioni di rifugiati. L'esperienza turca nella gestione dei migranti è tuttavia, e lo afferma lo stesso Yesil, legata alla dignità della sicurezza, un termine che implica necessariamente una militarizzazione (delle frontiere o dei luoghi caldi). "La Turchia adotta una politica di porte aperte ed accoglienza" afferma Yesil, lasciando tuttavia qualche dubbio in chi ascolta circa la destinazione del denaro proveniente da Bruxelles in contropartita con l'accordo.

In tal senso è intervenuta anche Save The Children, che ha sottolineato come il modello turco abbia creato situazioni pericolose e decisamente critiche in Grecia, dove i centri di accoglienza sono stati semplicemente trasformati in centri di detenzione nel quale sono presenti anche minori, in sprezzo ad ogni norma del diritto internazionale.

Un altro tema rovente, nel dibattito pubblico di questi mesi, riguarda la sicurezza: la domanda è sempre la stessa, come fare a garantire accoglienza a chi viene da fuori e sicurezza a chi vive dentro l'Unione Europea? A dare una risposta piuttosto puntuale è stato il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, che ha sottolineato con chiarezza come il rischio terrorismo non sia, attualmente, associabile in alcunmodo ai flussi migratori. Il problema di questi ultimi, ha spiegato Roberti, è che "giovano al terrorismo: Isis lucra sui flussi migratori" e il modo migliore per combatterlo, dice il procuratore nazionale antimafia, è lo stato di diritto. In tal senso si è detta d'accordo anche Michèle Coninsx, presidente di Eurojust, agenzia europea per gli affari interni e la giustizia: "Siamo l'unica organizzazione in Europa che combatte questo fenomeno" ha detto Coninsx riferendosi al traffico di migranti e alla sicurezza "occorre necessariamente un approccio globale e per improntarlo occorre un coordinamento, un quadro normativo comune all'interno del quale muoversi coerentemente".

Il traffico di esseri umani garantisce ai gruppi islamisti, in nord Africa e Medio Oriente, ingenti guadagni, che si sommano alla vendita al mercato nero del petrolio, al commercio di armi e droga: la quantità di denaro necessaria ad un'organizzazione "terroristica" è ingente e pertanto ingenti devono essere i guadagni. Ogni migrante arriva a pagare anche 5.000 euro per attraversare il mediterraneo, denaro che spesso viene estorto alla famiglia dopo che l'individuo è stato già derubato.

Quello delle migrazioni, è quanto emerge da East Forum 2016, è un problema che non può lasciare indifferenti ma osservarlo come una "crisi" rischia di distogliere l'attenzione dal vero problema, che non è "di spazio" ma "di accoglienza". Come sottolineato da Romano Prodi nella conversazione finale con Giuseppe Scongnamiglio di Eastwest "il problema è che manca un progetto politico, noi lo avevamo oggi non esiste più niente": senza progettualità, ha spiegato l'ex primo ministro italiano ed ex commissario UE, l'Europa non ha alternative che inseguire gli umori della popolazione frustrata da una politica che rincorre se stessa. Oggi viviamo in un Europa i cui leader pensano di sei mesi in sei mesi, all'immediato tornaconto personale, senza preoccuparsi realmente della cosa pubblica. E' una deriva figlia di molti fattori, una conseguenza inevitabile di un arroccamento sempre più aspro delle cancellerie europee, sempre meno disponibili a lavorare in gruppo per soddisfare la politica interna, per mantenere saldo lo status quo.

La stessa cosa avviene in seno all'accoglienza e alla gestione si migrazioni e sicurezza: la chiusura delle frontiere, sbandierata, attuata e poi revocata, minacciata, da numerosi Paesi membri è solo la cartina tornasole di questo carattere europeo, sempre più solo, sempre più aspro.

Foto | ECFR su Twitter

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