Turchia, colpo di Stato: Erdogan sceglierà la pena di morte per i golpisti?

ISTANBUL, TURKEY - JULY 18: A statue of Mustafa Kemal Ataturk, founder of modern Turkey, with a Turkish soldier and a Turkish woman in the Independence War, as part of a monument and a poster of Turkey's President Recep Tayyip Erdogan is seen on the background hangs on Ataturk Cultural Center at Istanbul's central Taksim Square on July 18, 2016 in Istanbul, Turkey. Clean up operations are continuing in the aftermath of Friday's failed military coup attempt which claimed the lives of more than 208 people. In raids across Turkey 7,543 people have been arrested in relation to the failed coup including high-ranking soldiers and judges, Turkey's Prime Minister Binali Yildirim has said. (Photo by Kursat Bayhan/Getty Images)

Come era prevedibile, non si sono fatte attendere le misure repressive delle autorità turche dopo il colpo di Stato fallito. Ma al di là della intransigente e scontata reazione di Ankara, ora in ballo c'è un'ipotesi che potrebbe produrre un clima da Stato di polizia e lacerare ancora di più il paese. Il presidente Recep Tayyp Erdogan starebbe valutando l'introduzione della pena di morte per i golpisti.

A lanciare questa opzione, sono gli stessi media turchi. E le reazione del partito di opposizione Mhp fanno capire che non si tratta di un semplice rumor giornalistico. Devlet Bahceli, leader del Partito del Movimento Nazionalista, ha affermato che, sulla pena capitale per i golpisti, i suoi 40 deputati sono pronti a votare a favore in Parlamento: "Se l’Akp (di Erdogan) è deciso anche noi lo siamo. Consideriamo la pena di morte e qualsiasi altra cosa sia necessario". In ogni caso, tutto è rimandato alla riunione del Consiglio di sicurezza turco di domani, 20 luglio 2016. Il presidente ha annunciato che dopo la riunione sarà resa nota una importante decisione.

Intanto, i rapporti tra Ankara e Washington si fanno sempre più tesi. Erdogan continua a ritenere che il responsabile del tentativo di colpo di Stato sia Fethullah Gulen, in esilio volontario in Pennsylvania e leader religioso del movimento "Hizmet" ("Il servizio"). Per la Turchia, gli Stati Uniti lo stanno proteggendo e hanno chiesto spiegazioni in merito.

Se la misura sulla pena di morte passasse, c'è il rischio di una vera e propria mattanza. Ricordiamo che il tribunale di Istanbul ha già rinviato a giudizio 278 persone, accusate di aver partecipato direttamente e indirettamente al colpo di Stato. A rischiare maggiormente sono 13 ufficiali e i militari accusati di essere "membri di un'organizzazione terroristica armata". Evidenziamo anche che ci sono altri 900 sospetti ancora sotto interrogatorio.

Amnesty International ha lanciato un appello contro le eventuali violazioni dei diritti umani nei confronti degli imputati e della popolazione: "E' fondamentale che il governo turco rafforzi lo stato di diritto, garantisca il pieno rispetto dei diritti umani e assicuri l’indipendenza delle istituzioni, come la magistratura, preposte a garantirli".


Cosa accadrà domani? Difficile dirlo. Certamente Erdogan non sarà sensibile alle richieste della diplomazia internazionale, visto che Usa e Ue nelle prime ore del golpe hanno taciuto: quasi ad augurarsi che il "sultano" fosse destituito.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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