Usa 2016, la Nato a Trump: "non si può mettere in discussione la solidarietà tra gli alleati"

Donald Trump, dopo aver incassato la nomination repubblicana per le presidenziali di novembre, torna a mettere in discussione i fondamenti dell'Alleanza Atlantica. Il tycoon newyorchese aveva già detto in campagna elettorale che gli Stati Uniti avrebbero dovuto ripensare, a livello economico, la propria presenza nell'organizzazione. Poi, nella giornata di ieri, in una intervista al New York Times, è andato anche oltre, annunciando che non rispetterà l'articolo 5 nel caso di aggressione della Russia ai Paesi baltici. Così il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha scelto sorprendentemente di replicare, mettendo da parte il principio di non interferenza negli affari interni dei paesi membri.

"Se la Russia attaccasse i paesi baltici non interverrei automaticamente in loro difesa", ha detto Trump ai giornalisti David E. Sanger e Maggie Haberman. E a stretto giro Stoltenberg ha risposto: "La solidarietà tra gli alleati è un fattore fondamentale per la Nato. È un principio valido per la sicurezza europea e degli Stati Uniti".

In sostanza, il segretario generale ha ribadito che mettere in discussione l'articolo 5 (che statuisce che un attacco contro un membro dell'Alleanza si configura come un attacco contro tutti i partner) minaccia l'essenza stessa dell'organizzazione. A tale riguardo, ricordiamo che il suddetto articolo è stato invocato solo una volta nella storia, ovvero dopo gli "attacchi armati", di matrice terroristica, dell'11 settembre.

Stoltenberg, nella sua riposta a Trump, ha specificato: "due guerre mondiali ci hanno insegnato che la pace in Europa è importante anche per la sicurezza degli Stati Uniti." Ed ha aggiunto, sulla questione dei costi di partecipazione, che "per la prima volta, dopo molti anni, le spese per la difesa degli alleati europei e del Canada sono cresciute".

Infine, segnaliamo che Trump, nell'intervista al New York Times, ha voluto prendere posizione anche sul fallito colpo di Stato in Turchia: "se sarò eletto presidente non farò pressioni su Ankara o su altri alleati autoritari che conducono purghe sui loro avversari politici o riducono le libertà civili. Gli Stati Uniti devono risolvere i loro problemi prima di cercare di cambiare il comportamento di altri Paesi".

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