Forza Italia e lo strano caso di Stefano Parisi

Un raro caso di perdente che viene considerato salvatore della patria.

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Alla fine Stefano Parisi sarà solo consulente politico di Forza Italia, come prima di lui fu un altro che doveva rilanciare il partito tra i malumori dei dirigenti di vecchio corso: Giovanni Toti. L'attuale presidente della Liguria fece sì qualche comparsata in tv diventando il volto del partito, ma non si ricorda nessun rilancio di Forza Italia grazie all'ex direttore di Studio Aperto.

Il caso di Stefano Parisi, comunque, è diverso: a differenza di Toti lui si è confrontato con elezioni vere e proprie - le comunali di Milano - prima di diventare il prediletto di Berlusconi. Il problema è che Parisi, quelle elezioni, le ha perse. Quello dell'ex numero uno di Fastweb è quindi un rarissimo caso di perdente che diventa salvatore della patria, senza che nessuno - tranne La Russa - abbia il coraggio di ricordare questo piccolo neo nella sua giovanissima carriera politica.

Ma allora perché Berlusconi punta le sue carte su Parisi? Le ragioni sono molteplici: certo, venir sconfitti da Sala non è il miglior viatico per prendere la guida (anche se ufficiosa) del partito; d'altra parte la campagna elettorale condotta dal candidato sindaco è stata considerata da tutti ottima, soprattutto se si prende in considerazione l'apprezzamento personale che ha ricevuto un po' ovunque, la sua carica, il suo essere spigliato in ogni condizione, a differenza di colui che alla fine sindaco di Milano lo è diventato per davvero.

C'è di più: come si può pensare di rilanciare Forza Italia senza portare dentro il partito un uomo nuovo capace di attirare a sé un nuovo bacino di utenti? Qualcuno in Forza Italia crede davvero che la rinascita del partito possa passare da Mariastella Gelmini, Renato Brunetta, Maurizio Gasparri o Paolo Romani?

Stefano Parisi, a differenza loro, è davvero in grado di portare al partito nuovi voti e nuovi volti, grazie al suo ruolo di liberale vero, di liberista non per bisogno di riciclare una posizione politica che non frutta più (tra la destra sociale di AN e il berlusconismo ci sono ben pochi contatti) e con le idee chiare. La mossa di Berlusconi sembra quella giusta, ma il timore dei dirigenti di venir fatti fuori è più che legittimo. In verità, se si vuole rilanciare il partito, è semplicemente necessario.

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