Turchia: Erdogan vuole mettere sotto il suo controllo esercito e intelligence

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha reso noto che vuole porre sotto il suo controllo l'ufficio del capo di Stato maggiore e i servizi segreti turchi, attualmente legati al governo. Si tratta dell'ennesima mossa autoritaria, dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio. Inoltre, la metà dei vertici delle forze armate turche sono stati sostituiti ieri, in seguito ad una riunione di cinque ore del Consiglio Supremo militare. A tutto ciò si aggiunge l'attività di censura nei confronti della stampa, che era iniziata prima del golpe e che ora prosegue indisturbata.

Erdogan, al di là delle intenzioni, ha però bisogno di una riforma costituzionale per portare a termine la riforma dell'esercito. Il presidente, al momento, esercita simbolicamente la carica di comandante in capo delle forze armate, ma l'articolo 117 della Carta prevede che "è responsabile nei confronti del primo ministro nell'esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri". Dunque, il "sultano" dovrebbe convincere, per raggiungere i suoi scopi, una maggioranza di due terzi alla Camera. E ciò richiederebbe un accordo tra il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) e il Partito Popolare Repubblicano (Chp), principale forza di opposizione.

Le Ong internazionali continuano a condannare le misure liberticide di Ankara, che non starebbe rispettando i diritti umani dei detenuti e che si avvia, giorno dopo giorno, ad un presidenzialismo spinto. Intanto, proprio nella giornata di ieri, ci sono stati altri 73 arresti. Tra i fermati c'è l'ex prefetto e l'ex capo della polizia. Le epurazioni di dipendenti pubblici hanno toccato ormai quota 65 mila.

La stampa ormai non riesce più svolgere il suo lavoro. Dopo il fallito golpe, sono stati chiusi circa 130 testate e molti giornalisti sono accusati di connivenza con i golpisti. E il clima da stato di polizia agisce negativamente anche sull'economia del paese. Si è registrato un crollo nel settore turistico: -40,8% di arrivi di stranieri a giugno rispetto allo stesso mese del 2015.

Rimane anche alta la tensione con Washington. Secondo il ministero della Giustizia turco, Fethullah Gülen, considerato da Erdogan come l'organizzatore del golpe, avrebbe intenzione di lasciare gli Stati Uniti. Il predicatore vorrebbe raggiungere un paese che non ha un accordo di estradizione con la Turchia. Naturalmente, per Ankara, la Casa Bianca non starebbe ostacolando il piano di fuga dell'imam.

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