Erdogan in visita da Putin. Ankara tenta di recuperare un alleato strategico

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Dopo un lungo periodo di travagliate relazioni diplomatiche, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si reca oggi in visita dal suo omologo russo, Vladimir Putin
. L'obiettivo di Ankara è quello di recuperare un alleato strategico, in un momento in cui i rapporti con l'Unione Europea e gli Stati Uniti si sono fatti molto tesi.

Erdogan ha già rilasciato una dichiarazione molto conciliante all'agenzia russa Tass: "Si tratta di una visita storica, sarà un nuovo inizio. Con il mio amico Vladimir, si aprirà una nuova pagina nelle relazioni bilaterali. La Russia e la Turchia possono fare grandi cose insieme".

La priorità per il presidente turco è quella di ricostruire le relazioni commerciali con Mosca. Ricordiamo, a tale riguardo, che lo scorso anno, dopo l'abbattimento del jet russo in territorio siriano da parte delle forze armate turche, la Russia aveva promosso un embargo nei confronti della Turchia. Gli effetti sono stati disastrosi soprattutto per il settore agricolo e turistico.

Le esportazioni turche verso la Russia, nell'ultimo periodo, sono diminuite del 60% e si è registrato un calo di turisti russi del 90%. Lo scorso 30 giugno, però, il Cremlino ha reso noto che si potranno tornare a vendere viaggi in Turchia; e Ankara attende con impazienza il ritorno dei 4 milioni di russi che ogni anno vanno in vacanza sulle spiagge di Anatolia.

Erdogan e Putin parleranno anche di affari legati al settore energetico e della creazione di nuove zone di libero scambio. Al centro del dibattito ci sarà il gasdotto Turkish Stream e la creazione di un nuovo mercato tra l’Unione economica Eurasiatica (Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan) e Teheran. A quest'ultimo progetto Mosca vorrebbe che prendesse parte anche Ankara.

Si discuterà poi di Siria. Putin potrebbe chiedere a Erdogan un atteggiamento più morbido nei confronti di Assad, in cambio una attenuazione dell’appoggio russo ai curdi. Ovviamente tale ipotesi preoccupa Washington, che fa fatica a recuperare un rapporto disteso con la Turchia. Barack Obama, infatti, continua a rifiutare l'estradizione del predicatore Fethullah Gulen, in esilio volontario negli Usa e considerato da Ankara come l'organizzatore del fallito colpo di Stato del 15 giugno.

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