Usa, Guantanamo: trasferiti 15 prigionieri negli Emirati Arabi

WASHINGTON, DC - MARCH 11:  Loyola University Chicago students demonstrating for human dignity are joined by people protesting against the military prison at Guantanamo Bay Naval Base on the north side of the White House March 11, 2016 in Washington, DC. Marking the 14th anniversary of detainees arriving at Guantanamo, the protesters again called on President Barack Obama to close the military prison in Cuba.  (Photo by Chip Somodevilla/Getty Images)

Il Pentagono ha annunciato che 15 detenuti di Guantanamo sono stati tradotti negli Emirati Arabi Uniti. Si tratta del più grande trasferimento approvato dall'amministrazione di Barack Obama, che aveva promesso la chiusura della struttura sette anni fa.

Con l'invio di 12 yemeniti e 3 afghani negli Emirati, il numero dei prigionieri di Guantanamo ri riduce a 61 in totale. Ricordiamo che il carcere è stato aperto nel 2002, durante l'amministrazione Bush, per bloccare sospetti terroristi. La maggior parte dei reclusi non è stata accusata formalmente di nessun reato, e le denunce di violazione dei diritti umani da parte delle organizzazioni internazionali non sono mancate.

Gli spostamenti negli Emirati sono stati approvati in seguito un acribico processo di analisi da parte del governo degli Stati Uniti. L'iter prevede che il Segretario della Difesa informi il Congresso con un mese di anticipo. Gli ultimi trasferimenti significativi hanno avuto luogo in aprile, quando nove prigionieri sono stati inviati in Arabia Saudita.

"Gli Stati Uniti sono grati al governo degli Emirati Arabi Uniti per il suo gesto umanitario e per la sua disponibilità a sostenere gli sforzi degli Usa", si legge da un comunicato della Difesa diramato ieri. Nel testo si rende noto anche che una delle persone trasferite è l'afgano Obaidullah, che è rimasto in carcere 14 anni senza processo.

Quando Obama è stato eletto per la prima volta alla Casa Bianca, nel 2009, erano 242 i detenuti di Guantanamo. In totale, 780 persone sono passate attraverso la prigione ubicata in una base militare, nella zona sud-est di Cuba. La struttura è diventata, dopo gli attentati dell'11 settembre, simbolo degli abusi commessi in nome della cosiddetta guerra al terrore.

Il presidente americano propone da tempo la chiusura. L'ultima volta lo ha fatto nel febbraio scorso, adducendo sia motivazioni economiche sia legate al rispetto dei diritti umani. Tuttavia, il Congresso, guidato dai repubblicani, rimane fortemente contrario al trasferimento dei detenuti in carceri statunitensi. Tale i potesi, per i conservatori, rappresenterebbe un rischio per la sicurezza nazionale.

Obama non ha escluso un gesto unilaterale: un decreto presidenziale per chiudere Guantanamo. Ma sarebbe una delicatissima manovra giuridica ed istituzionale; e non è detto che andrebbe a buon fine.

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