Turchia: 38 mila detenuti comuni tornano in libertà per fare spazio ai golpisti

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Il governo turco ha reso noto che rilascerà 38 mila detenuti comuni per fare spazio nelle carceri ai presunti golpisti. I rilasciati entreranno in regime di libertà vigilata, così come statuito da una riforma voluta dall'esecutivo in carica.

La misura si è resa necessaria, fanno sapere le autorità turche, dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio. Da allora, sono stati ben 35 mila i fermati dalla polizia con l'accusa di far parte della rete del presunto organizzatore del golpe, il predicatore Fetullah Gulen. Al momento, risultano esserci 17 mila le persone in arresto, e ancora nella giornata di ieri 120 manager sono finiti in manette.

La scelta di liberare i detenuti comuni è stata annunciata, attraverso una serie di messaggi su Twitter, dal ministro della Giustizia, Bekir Bozdag. Quest'ultimo, in accordo il presidente Recep Tayyip Erdogan, si è visto costretto a mettere in campo una riforma in temi brevi. Ricordiamo, a tale riguardo, che i penitenziari turchi, dopo 14 anni di governo nazionalista, hanno raggiunto la saturazione. Dal 2002 (anno in cui il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo è salito al potere) a oggi, la popolazione carceraria è passata da 59.429 a 187.647 presenze (dati ufficiali del governo).

Le autorità turche sostengono che l'aumento della popolazione carceraria è dovuto alla maggiore efficacia nella lotta alla criminalità. Ma gli esperti non sono d'accordo con questo ragionamento. L'Unione Europea, infatti, su pressione di associazioni che si occupano di diritti dei detenuti, ha più volte richiamato la Turchia per l'abuso della carcerazione preventiva. Inoltre, dopo il fallito golpe, si temono processi sommari e violazioni dei diritti umani.

Ankara ha anche approvato due decreti, dove viene disposta la rimozione di 2 mila ufficiali di polizia e di centinaia di esponenti dell’esercito e dell’autorità per le comunicazioni. I decreti, già pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, stabiliscono anche che sarà il presidente a nominare direttamente il Capo delle forze armate.

Intanto, per Gulen, attualmente in esilio volontario negli Stati Uniti, ieri sono stati chiesti due ergastoli. L’agenzia stampa Anadolu ha precisato che l’atto d’accusa nei confronti dell'imam è composto da 2.527 pagine ed è stato approvato dai procuratori della regione di Usak (Turchia occidentale). Il predicatore è accusato di aver "provato a distruggere l’ordine costituzionale con la forza" e di aver "reclutato e diretto un gruppo terroristico armato".

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