Uzbekistan: il presidente Karimov in fin di vita. Media indipendenti: "è morto lunedì"

Uzbek President Islam Karimov takes part in a wreath-laying ceremony at the Tomb of the Unknown Soldier by the Kremlin Wall in Moscow, on April 26, 2016. / AFP / POOL / SERGEI KARPUKHIN        (Photo credit should read SERGEI KARPUKHIN/AFP/Getty Images)

Islam Karimov, presidente dell'Uzbekistan, è in fin di vita. Almeno così dicono fonti ufficiali, ma non è escluso che sia già morto e che si sia contemporaneamente aperta una guerra per la successione. Intanto, i ministeri degli Esteri di vari paesi, dalla Russia agli Stati Uniti, attendono. Tutti sono interessati a comprendere come evolverà la situazione nello Stato dell'Asia centrale.

"Cari compatrioti, è con il cuore molto pesante che vi informiamo che ieri le condizioni del nostro presidente si sono fortemente deteriorate e che, secondo i dottori, è considerato in uno stato critico", si legge oggi in un comunicato diffuso dal governo. Karimov è stato ricoverato in settimana per un'emorragia cerebrale, forse dopo aver alzato il gomito durante un banchetto in onore degli olimpionici uzbeki. La figlia Lola, il 29 agosto scorso, ha invitato tutti su Facebook ad "astenersi da speculazioni".

Le "speculazioni", però, sono prontamente arrivate. Già il 30 agosto, Fergananews.com (sito di informazione oscurato in patria) affermava che il presidente è morto alle 15.16 di lunedì scorso. Ovviamente, la notizia non è verificabile, ma è comunque verosimile. In Uzbekistan vige ancora un certo stile sovietico ai vertici, ed è possibile che l'annuncio del decesso venga dato solo quando prenderà forma un accordo sulla successione.

Probabilmente si starà già consumando uno scontro intestino tra clan familiari (e criminali) per i nuovi equilibri della nazione. Segnaliamo, inoltre, che per la Costituzione uzbeka, in caso di decesso del presidente, i poteri vengono assunti dal presidente del Senato; e dopo tre mesi deveno essere indette nuove elezioni.

Il successore più accreditato è Shavkat Mirziyoev, gradito alla moglie di Karimov, Tatiana, e considerato vicino a Vladimir Putin. Intanto, da fonti indipendenti, risulta che il vicepremier e capo del dicastero delle Finanze, il filo-americano Rustam Azimov, sia finito in arrestato nella giornata di lunedì.

L'Uzbekistan è ora sotto la lente di Mosca, Washington e Pechino. Innanzitutto perché la nazione islamica ha avuto sinora un presidente laico, ma è comunque minacciata dal fondamentalismo. Il suo successore dovrà stare bene accorto a non consegnare il Paese alle fazioni islamiste.

Ricordiamo che Karimov è fortemente inviso ai jihadisti. In passato, infatti, ha venduto le basi militari del suo Paese per operazioni contro i Talebani in Afghanistan.

Ad essere interessata alle sorti dell'Uzbekistan c'è anche la Cina, che vuole portare il Paese nell’area economica della Via della Seta. E ciò disturba Mosca, che vede il progetto come una sorta di ingerenza nei suoi affari.

Secondo Amnesty International, durante il "regno" di Karimov sono state perpetrate sistematiche violazioni dei diritti umani. Non si sono verificate solo torture nelle carceri e processi sommari, ma anche repressioni di massa. La più nota è quella del 2005 ad Andijan, quando i militari hanno aperto il fuoco sulla folla. Ufficialmente le vittime sono state 187.

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