Usa 2016, Trump: ancora tensioni con il Partito Republicano

CLEVELAND, OH - JULY 21:  (L-R) Barron Trump, Melania Trump, Republican presidential candidate Donald Trump, Republican vice presidential candidate Mike Pence and Karen Pence acknowledge the crowd at the end of the the Republican National Convention on July 21, 2016 at the Quicken Loans Arena in Cleveland, Ohio. Republican presidential candidate Donald Trump received the number of votes needed to secure the party's nomination. An estimated 50,000 people are expected in Cleveland, including hundreds of protesters and members of the media. The four-day Republican National Convention kicked off on July 18.  (Photo by John Moore/Getty Images)

Il comitato nazionale del Partito Repubblicano, il Republican National Committee, che si occupa dell'organizzazione delle campagne elettorali per la presidenza, aveva sperato che Donald Trump avesse messo "la testa a posto". Il candidato del partito dell'elefantino alla Casa Bianca, infatti, aveva preso delle posizioni più moderate dopo la ristrutturazione del suo staff. Ma poi, mercoledì sera, il suo discorso in Arizona ha fatto venire i brividi ai vertici del Gop. E ora, secondo il New York Times, la collaborazione in vista del voto di novembre sembra duramente compromessa.

Il quotidiano americano ha raccolto le dichiarazioni di sei esponenti repubblicani di alto livello, che hanno preferito rimanere anonimi. I sei hanno reso noto che i rapporti tra il comitato nazionale e lo staff del tycoon newyorchese sono fortemente lacerati. Così lacerati che il Partito Repubblicano starebbe valutando di non sostenere a pieno il suo candidato nell'ultima fase della campagna elettorale. Inoltre, sempre secondo le fonti, se Trump continuasse con le sue uscite razziste, maschiliste e anti-istituzionali, allora i vertici conservatori potrebbero addirittura tentare di svantaggiarlo.

Reince Priebus, il presidente del partito, sarebbe rimasto ammutolito davanti al discorso di Phoenix. Ivi, Trump ha definito i migranti "stupratori e criminali". E ha fatto sapere che quando entrerà nello studio ovale si occuperò di deportare Hillary Clinton.

In pubblico, però, Priebus continua a fare buon viso a cattivo gioco. Ha negato attriti con Trump e ha affermato che i rapporti con lui procedono "in modo fantastico". A sminuire le voci sulla potenziale rottura è arrivato anche Rudolph Giuliani. L'ex sindaco di New York, a tale riguardo, ha detto: "il Republican National Committee sta dando molto sostegno a Trump, che non ha certo al suo fianco un Partito Repubblicano unito come è successo con altri candidati più vicini all'establishment".

Il New York Times ricorda che recentemente il comitato nazionale ha inviato membri dello staff di Trump a lavorare insieme, in giorni della settimana prefissati, presso la Trump Tower. Tuttavia, il conflitto interno non si è mai placato, e non è stata trovata un'intesa sui tetti di spesa per la campagna.

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