Siria, scatta la tregua di una settimana. Kerry tende la mano ad Assad

Al tramonto di ieri, con l'inizio dell'Eid el Adha (Festa del sacrificio), in Siria è entrato in vigore il cessate il fuoco. La sospensione delle ostilità è stata accompagnata da una profonda incertezza, soprattutto determinata dalla prepotenza dal regime di Damasco e dalle ambiguità dei ribelli. Bashar al-Assad ha ora davanti a sé un'occasione importante per consolidare la sua posizione durante la fase di transizione e per rafforzare le posizioni conquistate con l'appoggio della Russia. Le forze di opposizioni, invece, ottengono una tregua che mette un freno alle recenti battute d'arresto sul piano militare.

Come riportano le agenzie internazionali, l'esercito regolare siriano ha confermato il suo assenso alla tregua, che avrà una durata di sette giorni. In una nota, però, Assad ha precisato che si riserva il diritto "di rispondere ad eventuali violazioni degli accordi da parte dei gruppi armati".

Per il momento, le cose pare che stiano andando per il verso giusto. Rami Abdulrahman, direttore dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, che monitora il conflitto civile sin dal 2011, ha fatto sapere che in prima battuta "la calma prevale."

John Kerry, che ha scelto di ratificare un patto di lunga durata con Mosca, esponendosi anche a severe critiche da parte del Pentagono, ha avvisato che non bisogna sciupare questa occasione. Il segretario di Stato americano ha dichiarato a riguardo che la tregua è "l’ultima chance per salvare la Siria unita". Ed ha aggiunto, dimostrando che Washington è determinata ora collaborare con Vladimir Putin, che gli "Stati Uniti e la Russia potrebbero approvare raid aerei da parte del regime di Assad nell’ambito dell’accordo raggiunto sul cessate il fuoco".

Tale affermazione rappresenta una svolta. E' la prima volta, dallo scoppio del conflitto, che la diplomazia americana ipotizza di cooperare direttamente con il regime di Damasco. Tuttavia Assad, se è seriamente interessato alla collaborazione di Barack Obama, dovrà mostrarsi disponibile a colpire solo i gruppi filo quedisti e l'Isis. Nel caso in cui continuasse a bombardare le altre milizie legate all'opposizione, allora tutto sfumerebbe.

Nel frattempo, il mediatore delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, attende di ricevere l'approvazione del Consiglio di Sicurezza per promuovere la ripresa dei colloqui di pace a Ginevra. Sarà in Svizzera che si giocherà la partita più importante: finalmente, dopo tanti tentennamenti e reciproche accuse, si potrà verificare se Assad e le opposizioni hanno intenzione di trovare veramente un accordo.

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