Siria, Washington: "per errore strage di soldati siriani". Putin si rivolge all'Onu

TOPSHOT - Syrian pro-regime fighters walk in a bombed-out steet in Ramussa on September 9, 2016, after they took control of the strategically important district on the outskirts of the Syrian city of Aleppo yesterday. The government advance in Ramussa has completely closed access routes into Aleppo's rebel-controlled east, under renewed siege by forces loyal to President Bashar al-Assad.  / AFP / GEORGE OURFALIAN        (Photo credit should read GEORGE OURFALIAN/AFP/Getty Images)

"Un errore". Così la coalizione anti-Isis, a guida statunitense, ha confermato di aver centrato ieri una base governativa nell'est della Siria, vicino a Dayr az Zor, dove le truppe regolari fronteggiano da mesi gli attacchi dello Stato islamico. Si tratta delle prima volta, dall'inizio del conflitto, che Washington ammette di aver colpito le milizie del regime di Damasco. Secondo fonti di agenzia, l' "errore" è costato la vita a 62 militari siriani, mentre un altro centinaio di soldati sarebbero rimasti feriti. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha confermato l'attacco e parla di 80 vittime.

La coalizione si è affrettata a specificare che la base è stata colpita "in modo non intenzionale". Tuttavia, tale episodio, che si inserisce durante la tregua promossa da Washington e Mosca e accettata dalle parti in causa, rischia di rimettere in discussione tutti gli equilibri.

Gli Stati Uniti hanno provato subito a rimediare. La Reuters, a tale riguardo, afferma che l'amministrazione di Barack Obama ha espresso il proprio "rammarico", attraverso la Russia, a Damasco. Un alto funzionario americano ha aggiunto che l'obiettivo prioritario della prima potenza mondiale è quello di far rispettare il cessate il fuoco e di continuare la sua lotta contro i gruppi jihadisti in Siria.

Successivamente è stato diffuso un comunicato del Comando Centrale dell'esercito statunitense. Dal testo si legge: "Le forze della coalizione pensavano di colpire una posizione di combattimento dell'Isis, che aveva individuato precedentemente all'attacco. L'attacco è stato immediatamente sospeso quando la coalizione, informata dai funzionari russi, ha capito che gli obiettivi colpiti potevano essere riconducibili all'esercito siriano".

Dopo "l'errore", è stato convocato, su richiesta di Mosca, una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Dalla riunione a porte chiuse difficilmente verrà fuori una dichiarazione unanime, ma rimane il fatto che Vladimir Putin, che accusa da tempo gli Usa di favorire l'Isis, ora ha il coltello dalla parte del manico. E, infatti, ne ha subito approfittato per accusare Washington di non aver collaborato nella separazione dei qaedisti del Fronte Fatah ash Sham (ex Al Nusra) dagli altri gruppi dell'opposizione per poterli bombardare.

La richiesta della Russia ha provocato la reazione piccata degli americani. La riunione d'emergenza è stata definita da Samantha Power, ambasciatrice statunitense all'Onu, come "uno stratagemma, una manovra diversiva, una richiesta cinica e ipocrita".

Putin, per parte sua, continua a sollecitare Obama a pubblicare il patto ratificato la scorsa settimana. Secondo, il Cremlino, il presidente americano non acconsente alla diffusione dell'accordo per "mantenere il potenziale offensivo" nei confronti delle forze governative fedeli a Bashar al-Assad.

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