Siria: Assad continua a bombardare Aleppo. Kerry e Lavrov non trovano un accordo

"Da cinque ore hanno lanciato più di 130 bombe su Aleppo orientale", ha dichiarato ad El Pais Al Haj Ibrahim. Il portavoce degli Agenti di Collegamento della Difesa Civile Siriana, meglio conosciuti come "White Helmetes", un ente umanitario che si occupa del salvataggio della popolazione siriana e accusata dal regime di Damasco di aver contatti con l'opposizione islamista, ha anche aggiunto che tre dei quattro centri della sua organizzazione sono stati bombardati. La situazione nella città settentrionale della Siria rimane incandescente, mentre non c'è ancora un accordo per il cessate il fuoco.

Dopo il fallimento della tregua della scorsa settimana, Mosca e Washington continuano a scambiarsi reciproche accuse e il presidente Bashar al-Assad ha ripreso a bombardare la parte orientale di Aleppo, attualmente sotto il controllo dei ribelli. Come riferito ieri dalla televisione panaraba, Al Jazira, ieri si sono contate più di 90 vittime (tra cui molti civili) dopo i raid dell'aviazione di Damasco.

Aleppo è abitata ancora da 250 mila persone, che rischiano la vita e attendono aiuti umanitari. Ma l'obiettivo di Assad rimane sempre quello di riprendersi i 15 quartieri della città finiti nelle mani dei suoi oppositori. Inoltre, Damasco respinge le accuse di aver bombardato i civili. "La nostra aviazione non ha colpito alcun obiettivo civile o infrastrutture che potrebbero essere utilizzate da civili", ha fatto sapere il generale di brigata Samir Suleiman, capo del Dipartimento informazioni dell'esercito siriano, all'agenzia russa Sputnik. Le immagini di bambini estratti dalle macerie, mostrate ieri dalle televisioni arabe vicine agli insorti, per il regime sarebbero solo propaganda.

Ieri, a New York, è andato a vuoto un ulteriore tentativo di accordo per una tregua. Prima è fallita la riunione del Gruppo di supporto internazionale sulla Siria e, successivamente, il vertice informale tra il segretario di Stato americano, John Kerry, e il suo omologo russo, Sergey Lavrov, si è concluso con un nulla di fatto.

Mosca, almeno a parole, vorrebbe ripartire dall'accordo stipulato con Washington il 9 settembre. Tuttavia, da allora i rapporti si sono deteriorati. Gli Stati Uniti hanno colpito per "errore" una base dell'esercito regolare siriano, si sono rifiutati di rendere pubblici i dettami del patto per la tregua e hanno aggiunto la rinchiesta di una "no fly zone". La Russia, per parte sua, ha chiesto un'inchiesta indipendente sul comportamento americano in Siria ed è fortemente indiziata di aver bombardato, insieme alle forze di Damasco, un convoglio di aiuti umanitari nella provincia di Aleppo.

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