Ungheria, referendum sulle quote dei rifugiati: domenica Orban sfida la Ue

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Era il 5 luglio scorso, quando il presidente dell'Ungheria, Janes Ader, aveva annunciato il referendum "della discordia". Ormai ci siamo, domenica prossima, 2 ottobre, i cittadini magiari saranno chiamati al voto per accettare o rifiutare le quote di trasferimento di rifugiati stabilite dall'Unione Europea. E il governo presieduto dal nazional-conservatore, Viktor Orban, ovviamente ha preso una posizione anti-europeista.

Il quesito a cui gli elettori dovranno rispondere sarà il seguente: Date il vostro assenso alla ripartizione obbligatoria di quote di cittadini non-ungheresi decisa dall’Unione Europea anche senza l’approvazione del parlamento magiaro?

Orban, che sa cavalcare abilmente un sentimento diffuso di paura e di odio verso gli immigrati, gode attualmente di grandi consensi. Dopo la costruzione della barriera di filo spinato sulla frontiera serba (poi prolungata su quella croata), il premier ha continuato con il suo braccio di ferro con Bruxelles.

L'Unione Europea, in caso di vittoria del "no", non sarà vincolata a prendere in considerazione l'esito del voto. Tuttavia, l'obiettivo di Budapest è di inviare un messaggio chiaro ai partner europei: le questioni sull'immigrazione devono essere di competenza nazionale. E non è escluso che Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia, paesi che insieme all'Ungheria fanno parte del gruppo di cooperazione regionale Visegrad, potrebbero convocare anch'essi una consultazione interna.

La sola formazione che sostiene le ragioni del "si" è il Partito Liberale, che si professa pro-europeista. Il Partito Socialista e la Coalizione Democratica (gruppo di partiti di sinistra), invece, sostengono l'astensione. I socialisti ritengono che la formulazione del quesito referendario è capziosa e insensata.

Il referendum sarà valido solo nel caso in cui si recheranno alle urne il 50% degli elettori. Per gli ultimi sondaggi, il quorum dovrebbe essere raggiunto. Ma le proiezioni di voto virtuale vanno prese con le molle, visto che arrivano dalla stampa filo-governativa.

In caso di vittoria del "no", Orban sfrutterà il risultato anche in vista delle elezioni politiche del 2018.

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