Iraq, guerra all'Isis: la Francia bombarda Mosul

A rafale fighter jet takes off from the French aircraft carrier Charles de Gaulle sailing in the Mediterranean sea on September 29, 2016 in the Mediterranean sea as part of the Operation Arromanches III. / AFP / Eric FEFERBERG        (Photo credit should read ERIC FEFERBERG/AFP/Getty Images)

La Francia ha fatto "un salto di qualità" nella guerra contro lo Stato islamico. Questa mattina all'alba, dalla porterei Charles de Gaulle, presente nella regione da inizio settembre, sono partiti un numero imprecisato di aerei da combattimento Rafale che hanno il compito di bombardare Mosul, roccaforte irachena dei jihadisti. L'obiettivo della Difesa transalpina, come ha riferito ieri il colonnello dello Stato Maggiore, Patrick Steiger, è quello di mettere in campo una "una combinazione di effetti di artiglieria insieme con raid aerei".

A dare la notizia della partenza degli aerei è stato un ufficiale di bordo. L'operazione si prefigge di aprire la strada alla riconquista di Mosul per le forze che si oppongono all'Isis. Si tratta della terza missione francese a fianco della coalizione a guida Usa in Iraq e in Siria.

Il presidente Francois Hollande ha deciso di intensificare le operazioni in Medio Oriente in seguito all'attacco terrorista del 14 luglio a Nizza, dove rimasero uccise 86 persone. Tuttavia, il Ministero della Difesa ci ha tenuto a specificare che al momento non "c'è in programma un intervento militare terrestre". I soldati francesi non sono coinvolti in un confronto diretto con i jihadisti.

Non è esclusa, però, una escalation. La Francia, nel caso in cui lo pattuisse preventivamente con la coalizione, ha la capacità di implementare la sua capacità di intervento in Iraq. Ricordiamo, a tale riguardo, che la portaerei Charles de Gaulle è una nave di 38 mila tonnellate alimentata da due reattori nucleari. A bordo, ha più di 1.900 membri di equipaggio.

Intanto, del piano di liberazione di Mosul hanno discusso in un vertice, giovedì scorso, anche il premier di Baghdad, Haydar al-'Abadi, e il presidente del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani. Il primo ha fatto sapere che sosterrà i Peshmerga.

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