Sondaggi referendum costituzionale: continua a crescere il "no"

Ma la partita è ancora tutta da giocare.

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Sono ben lontani i tempi in cui il fronte del "sì" alla riforma costituzionale poteva contare su oltre il 60% di favorevoli. Tra febbraio e marzo di quest'anno, eppure, la percentuale raggiungeva picchi notevoli, prima di iniziare a calare fino a scendere sotto quota 50%. Se la colpa sia di Renzi che ha personalizzato il referendum offrendosi ai suoi avversari su un piatto d'argento, o se invece siano gli italiani che hanno iniziato a informarsi di più e cambiato idea, impossibile a dirsi.

Quel che è certo è che la discesa del "sì" è stata davvero brusca: guardando i sondaggi Index Research si nota come tra maggio e giugno ci sia un crollo verticale, dal 59 al 50%. Dopodiché, la percentuale è scesa fino al 48,3% di oggi, con il "no" al 51,7% (ai quali si aggiungono il 22% di indecisi e il 38% di astenuti.

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Nonostante il sorpasso - e nonostante altri sondaggi che riportano valori diversi - la partita è ancora tutta aperta. Ma è comunque interessante vedere come si ripartisce il voto a seconda dei partiti di appartenenza: il 60% degli elettori del Pd voterà a favore (una percentuale che, a dire il vero, è addirittura bassa visto che la riforma, di fatto, è del Pd); mentre solo il 18% degli elettori di centrodestra voterà a favore così come farà il 14% degli elettori M5S.

Sono ancora però tanti gli indecisi, soprattutto nel centrodestra, dove raggiungono il 41%. È in questo bacino d'utenza che Renzi può sperare di trovare i voti necessari a ribaltare una situazione che, per lui, si sta facendo davvero difficile.

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