Usa 2016: Trump scaricato dal Partito Repubblicano dopo lo scandalo delle frasi sessite

MANHEIM, PA - OCTOBER 1: Republican presidential nominee Donald Trump attends a campaign event on October 1, 2016 at the Spooky Nook Sports Complex in Manheim, Pennsylvania.  Recent polls show Trump's rival Hillary Clinton with a narrow lead in the state. (Photo by Jessica Kourkounis/Getty Images)

Dopo lo scoop del Washington Post, che ha pubblicato una registrazione del 2005 in cui Donald Trump si è lasciato andare a pesanti dichiarazioni sessiste, il candidato del partito dell'elefantino alla Casa Bianca è sempre più solo. Tra le fila dell'establishment del G.O.P., che non ha mai fatto mistero delle sue antipatie nei confronti dell'eccentrico tycoon newyorchese, pare che ormai la misura sia colma. Molti esponenti repubblicani hanno preso la palla al balzo per lanciare severe critiche nei confronti del costruttore. L'obiettivo, ormai chiaro, è quello di disfarsi per sempre di una figura così ambigua e "fuori dagli schemi".

Trump, per parte sua, dopo aver pubblicato un video di scuse su Twitter per le sue frasi sessiste, ha fatto sapere di "non volersi ritirare" e spera di passare al contrattacco nel prossimo confronto con Hillary Clinton, puntando sulle vicende private del marito Bill. Tuttavia, come si apprende dalla stampa americana, molti esponenti repubblicani stanno provando ad abbandonare la barca prima che affondi.

Kelly Ayotte, impegnata per la rielezione nel New Hampshire, ha detto che "non sosterrà un candidato alla presidenza che si vanta di degradare e assalire le donne". Sulla stessa lunghezza d'onda Richard Burr (North Carolina), Mark Kirk (Illinois), Mike Lee (Utah), Trump Joe Heck (Nevada), Mike Crapo (Idaho). Tutti membri del Senato che hanno reso noto che non se la sentono più di sostenere il tycoon.

Alla Camera le cose non vanno meglio per Trump. A scaricarlo sono stati Martha Roby (Alabama), Frank Lo Biondo del (New Jersey) e Jason Chaffetz (Utah). E ci sono anche già due governatori ribelli: Robert Bentley (Alabama) e Gary Hebert (Utah).

Non si contano, poi, le dichiarazioni di alti esponenti del Partito Repubblicano contro il proprio candidato. Insomma, salvo sorprese, Clinton dovrebbe farcela. La candidata democratica può contare nei sondaggi su un più alto numero di delegati, ma soprattutto sa che il G.O.P. farà di tutto per approfittare dello scivolone del magnate.

Il tycoon, forse, ha ancora qualche asso nella manica, ma correre senza l'appoggio del proprio partito lo indebolisce fortemente anche agli occhi dell'opinione pubblica. Quello che è certo è che il costruttore, anche se non riuscirà a varcare la soglia dello studio ovale, ha profondamente cambiato il linguaggio della politica americana. Che lo si voglia o no, il suo approccio, emotivo, qualunquista, e a tratti razzista, lascerà delle tracce profonde.

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