Usa 2016: Donald Trump dichiara guerra al Partito Repubblicano

Trump: "I democratici hanno sempre dimostrato di essere molto più leali dei repubblicani"

TOPSHOT - Republican presidential nominee Donald Trump speaks during a rally at Mohegan Sun Arena in Wilkes-Barre, Pennsylvania on October 10, 2016. / AFP / DOMINICK REUTER        (Photo credit should read DOMINICK REUTER/AFP/Getty Images)

Se c'è un dato che emerge chiaramente, dopo lo scandalo delle dichiarazioni sessiste pubblicate dal Washington Post, è che Donald Trump, più che correre da candidato repubblicano per la Casa Bianca, ora corre da indipendente. I suoi colleghi, quasi all'unanimità, lo hanno scaricato. Ma lui, l'eccentrico tycoon, come nel suo stile, ha reagito. Su Twitter se l'è presa direttamente con la sua formazione politica, affermando che i democratici sono molto più leali del G.O.P. Tradotta, questa mossa, vuol dire una cosa molto semplice: "posso vincere anche senza l'appoggio del mio partito".

Trump ha scelto di dire la sua su Twitter. In un primo messaggio sul social network, ha scritto: "E’ così bello che mi siano state tolte le manette. Ora posso combattere per l’America nel modo che voglio io". Successivamente ha definito lo Speaker repubblicano alla Camera, Paul Ryan, che lo aveva attaccato lunedì, "un leader debole e inefficace". E, infine, ha lanciato una frecciata al Partito Repubblicano molto pesante, soprattutto alla luce del fatto che siamo nell'ultimo tratto di campagna elettorale: "I democratici hanno sempre dimostrato di essere molto più leali dei repubblicani, ad eccezione del tradimento verso Bernie Sanders".


Trump ha profondamente scosso il partito di Lincoln e non ha intenzione di tornare sui binari del politicamente corretto. La sua forza è sempre stata quella di essere un candidato anti-sistema (anche per questo nel suo tweet strizza l'occhio agli elettori di sinistra radicale di Sanders) e ora vuole farsi eleggere "contro" il suo stesso partito. Questa strategia lo premierà? Difficile dirlo, nei sondaggi è indietro, e il voto femminile sembra irrecuperabile dopo lo scoop del Washington Post, ma lui ha intenzione comunque di provarci fino alla fine.

Ci sono ormai 160 repubblicani che negano il supporto a Trump. Il suo atteggiamento verso i messicani, le donne, gli islamici e le istituzioni hanno progressivamente roso il suo legame con il partito. A supportare il miliardario, "senza se e senza ma", rimangono il candidato alla vicepresidenza, Mike Pence, l'ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, il governatore del New Jersey, Chris Christie, e il chirurgo Ben Carson.

Nel G.O.P., intanto, c'è già chi pensa al futuro. Secondo alcuni, dovrebbe essere lo stesso Ryan, esponente conservatore dinamico e più vicino alla sensibilità dei ceti medio-alti, a prendere le redini del partito. Lo Spaeaker della Camera, che non ha ritirato ufficialmente l'endorsement a Trump, ha approfittato dei vari scandali che hanno segnato la campagna del costruttore proprio per ottenere consenso.

A tale riguardo, ricordiamo che Ryan prima di dichiarare il suo sostegno (condizionato) al tycoon ha aspettato la convention di Cleveland di luglio. In quell'occasione, come poi in seguito, ha continuato a dire che le differenze con il candidato repubblicano rimangono molte.

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