Siria: la Coalizione pone le basi per la riconquista di Raqqa. "La Russia non parteciperà"

A member of the Islamic Kurdish Front aims at a position of fellow Kurdish fighters from the Committees for the Protection of the Kurdish People (YPG) during clashes with the militia, reportedly set up to protect the Kurdish areas in Syria from opposing forces, on the outskirts of the northern Syrian city of Raqqa, on August 23, 2013. More than 100,000 people have died in Syria's war, the UN says. AFP PHOTO/ALICE MARTINS        (Photo credit should read ALICE Martins/AFP/Getty Images)

Quando sarà avvenuta la riconquista di Mosul in Iraq, la coalizione internazionale si propone di sferrare l'attacco finale contro l'Isis. L'obiettivo è quello di riprendersi la "capitale" dell'autoproclamatosi Califfato, Raqqa, in Siria. Ad annunciarlo, da Parigi, è stato il segretario alla Difesa statunitense, Ashton Carter.

I tredici paesi che partecipano alla coalizione internazionale contro le forze di Abu Bakr al-Baghdadi sono in fase di elaborazione di un piano. Ancora non è chiaro se sarà possibile creare una forza d'attacco indigena contro i jihadisti e quale atteggiamento bisognerà adottare nei loro confronti dopo la liberazione.

Sul tema della liberazione di Raqqa è intervenuto con decisione Jean-Yves Le Drian. In conferenza stampa, il titolare della Difesa francese ha dichiarato: "Raqqa è un obiettivo strategico". E subito Carter gli ha fatto eco affermando: "abbiamo già incominciato a porre le basi con i nostri partner per dare avvio alla procedura di isolamento (della roccaforte dell'Isis ndr.)".

Tuttavia delle differenze tra Parigi e Washington ci sono. I francesi spingono sull'acceleratore, mentre la Casa Bianca preferirebbe un atteggiamento più prudente, che contempla la creazione di alleanze locali solide. Staremo a vedere come si svilupperà la situazione, al momento c'è da sbrogliare ancora la situazione a Mosul, dove l'Isis ha messo in piedi una efficace resistenza.

Ritornando a Raqqa, c'è un altro punto molto chiaro. Tutti i paesi della coalizione sono determinati ad escludere Mosca dalle operazioni di riconquista. Carter è stato categorico: "La Russia non prenderà parte all'operazione pianificata dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti per riprendere Raqqa, roccaforte dello Stato islamico in Siria".

In Siria, in ogni caso, gli Stati Uniti non dovranno fare i conti solo con l'alleanza tra Bashar al-Assad e Vladimir Putin, ma anche con il conflitto latente tra Turchia e curdi. Dunque, per Washington, comporre un quadro che salvaguardi i propri interessi strategici ed economici nel paese martoriato dalla guerra civile non sarà facile. E forse il compito non toccherà a Barack Obama, ma al suo successore.

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