Elezioni, nulla sarà come prima. I "rivoluzionari"? Grillo, Renzi, Berlusconi, Monti

Ancora non si sa neppure con precisione quale sarà la data del voto per le prossime elezioni politiche, ma una cosa è certa: dopo, nulla sarà come prima. E questo, di fatto, per quattro motivi: il primo è stato il nuovo partito di Beppe Grillo; il secondo l’ingresso di Matteo Renzi nelle primarie del Pd; il terzo è il ritorno in campo di Silvio Berlusconi; il quarto la scelta di Mario Monti per tornare a Palazzo Chigi, da politico.

Un mix che non solo stravolgerà gli attuali assetti nei partiti e fra i partiti ma imporrà alla politica un drastico cambiamento nel metodo e nel merito.

Grillo può non durare - il M5S sfrutta l’onda lunga dell’antipolitica ma giunge sulla scena in ritardo, con il partito padronale in declino – ma la matematica non è un’opinione e i tanti nuovi parlamentari grillini condizioneranno nella sostanza (leggi) le Istituzioni. Il malcontento è ampio e Grillo può attrarne una parte numericamente significativa.

Nel Pd, primarie e parlamentarie scuotono il partito dall’alto al basso rivoltandolo come un calzino, quanto meno nella sua esteriorità, con le “vecchie volpi” di fatto rottamate e nuove figure (senza più il fardello della provenienza dal Pci e dalla Dc) in arrivo. Una mini-rivoluzione simil-democratica dovuta all’acutezza di Bersani, capace di accettare (e vincere) la sfida delle primarie assorbendo la spinta propulsiva e dirompente di Matteo Renzi. Il rottamatore oggi tira un po’ il fiato, gestisce fuori dai riflettori la sua quota delle primarie, torna a fare il sindaco di Firenze con un piede dentro gli “affari” del partito. Tutto può accadere, anche nuove elezioni anticipate dopo quelle di febbraio e Renzo – godendosi l’uscita dal Parlamento di D’Alema, Veltroni, Turco ecc – si prepara per il prossimo giro (vincente?).

Di Berlusconi si può dire tutto, ma non che, una volta in campo, non sparigli. Di solito sbaracca e anche stavolta si ripropone con una carica di populismo e demagogia da “Repubblica delle banane”. Il Cav sa di perdere, ma in Parlamento e nel Paese costituirà una mina vagante, girando con lo zolfanello acceso dentro una raffineria di petrolio.

Ultimo in ordine di apparizione, Monti – federando quel poco di buono che c’è nel centrodestra italiano e avviando una sua superlista della società civile – potrà dar voce alla maggioranza degli italiani, moderati, riformisti, non di sinistra.Poi fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.

Insomma, sotto la cenere cova la rivoluzione italiana? Chi non sa che le vere rivoluzioni sono quelle fatte in silenzio? Seconda Repubblica, addio!

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