Referendum Jobs Act Cgil: i tre quesiti. Decisione consulta a gennaio 2017

Le ultime notizie sul Referendum abrogativo del Jobs Act promosso dalla Cgil. I tre quesiti, la decisione della Consulta

Dopo la vittoria del No al Referendum Costituzionale del 4 dicembre, con conseguenti dimissioni di Renzi, l'attenzione si sposta sul Referendum Jobs Act promosso dalla Cgil. Si tratta di un referendum abrogativo (dunque con quorum) con tre quesiti.

La prima data decisiva in merito è quella dell'11 gennaio 2017, quando la Corte Costituzionale deciderà sull'ammissibilità dei tre quesiti.

Ecco i tre quesiti illustrati dalla Cgil:

1. VOUCHER

Il 2015 ha visto un boom dell’utilizzo dei voucher, i famosi “ticket da mini-impieghi”, inventati per cercare di regolarizzare le piccoli mansioni pagate da sempre in nero.
Sempre più spesso, però, attraverso l’utilizzo dei voucher il lavoratore accetta impieghi barattati al ribasso e vede azzerati i propri diritti con una risibile contribuzione ai fini previdenziali.Vogliamo quindi cancellare i voucher perché non combattono il lavoro nero. Anzi, il loro abuso determina una sommersione anziché un’emersione del lavoro nero e irregolare.
Per questo, la CGIL chiede il referendum per l’abrogazione dei voucher usati in maniera “flessibile” ed illegittima.

2. LICENZIAMENTI

Secondo la normativa vigente, un licenziamento ingiustificato prevede il pagamento di un’indennità che cresce con l’anzianità di servizio, con un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità. CGIL chiede il referendum per il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento disciplinare giudicato illegittimo, estendendolo anche per le aziende sotto i 15 dipendenti, fino a 5 dipendenti.

Nel caso in cui ciò avvenga in un’azienda con meno di 5 addetti, il reintegro non sarà automatico ma a discrezione del giudice. In caso di reintegro, sarà il lavoratore a scegliere il risarcimento congruo o il rientro. Il referendum vuole ripristinare un principio fondamentale di giustizia nel lavoro.

3. APPALTI

L’abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti vuole difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando loro tutela dell’occupazione nei casi di cambi d’appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo.

L’obiettivo è rendere il regime di responsabilità solidale omogeneo, applicabile in favore di tutti i lavoratori a prescindere dal loro rapporto con il datore di lavoro. Ripristiniamo la responsabilità in solido tra appaltante e appaltatore, garantiamo la stessa dignità a tutti i soggetti che, direttamente o indirettamente, contribuiscono alla crescita aziendale.

In caso di approvazione da parte della Consulta, i cittadini saranno chiamati a votare per il referendum abrogativo tra il 15 aprile e il 15 giugno 2017.

Le polemiche politiche nascono con le dichiarazioni del ministro del lavoro Giuliano Poletti, poi rettificate: "Mi sembra che l’atteggiamento prevalente sia quello di andare a votare presto, quindi prima del referendum sul Jobs act", poi corrette in "ovvia constatazione che, qualora si andasse a elezioni politiche anticipate, la legge prevede il rinvio del referendum. È un'ipotesi che non ho invocato io".

Le parole di Poletti svelano il timore del Partito Democratico: dopo il 60% di No alla Riforma Costituzionale, la maggioranza rischia una nuova pesante sconfitta. Per scongiurare il voto le opzioni sono due: cambiare profondamente il Jobs Act oppure - appunto - andare alle elezioni anticipate. Per legge non possono esserci nello stesso anno elezioni politiche e referendum, dunque quest'ultimo slitterebbe al 2018 se si votasse per le politiche a giugno.

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