Uccisione Amri, Gabrielli sulla diffusione dei nomi degli agenti: "Non è un errore"

Il capo della polizia Franco Gabrielli è intervenuto dopo le polemiche sulla diffusione dei nomi dei due agenti che hanno fermato e ucciso il terrorista Anis Amri.

A divulgare i nomi dei due agenti era stato per primo il ministro dell'interno Marco Minniti nella conferenza stampa che annunciava l'uccisione del ricercato; pochi minuti dopo, anche il premier Paolo Gentiloni, aveva pubblicamente ringraziato i due agenti facendo nomi e cognomi.

Il capo della polizia spiega perché il comportamento dei due componenti del Governo non è stato sbagliato: "Fare i nomi con questo tipo di terrorismo non è né un errore né un'esposizione, perché non siamo in presenza di un terrorismo come quello che abbiamo conosciuto negli anni Settanta, un terrorismo endogeno che ha interesse a colpire il singolo, dunque Franco piuttosto che Mario o Cristian. Qui ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso".

Gabrielli sottolinea che l'attenzione va riposta "non per le individualità, ma per l'appartenenza: sono a rischio tutti coloro che rappresentano le forze di polizia e hanno una divisa".

Allora perché il Questore di Milano Antonio De Iesu aveva scelto di non fare i nomi? A spiegarlo è lui stesso: "La scelta in sede locale dipendeva dalla decisione che ci era stata comunicata dal Ministero, tenuto conto della delicatezza del fatto. Ma sono d'accordo con la posizione del capo Gabrielli, che ha motivato chiaramente perché dare risalto all'attività di due nostri operatori. Che non sono eroi ma ottimi poliziotti".

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