L'accordo per il cessate il fuoco in Siria

Che cosa dice l'accordo per il cessate il fuoco totale in Siria?

In Siria è stato trovato un accordo di cessate il fuoco totale, su tutto il territoriosiriano, fra il governo di Damasco del dittatore Bashar al Assad e la maggior parte dei gruppi ribelli: l'obiettivo è fermare i combattimenti e dare il via ad una tregua da cui partire per dare il via a nuovi colloqui di pace. Tra le diverse sigle ribelli che hanno aderito all'accordo ci sono anche gruppi islamisti come Ahrar al-Sham e l'ex Fronte al-Nusra (succursale di al-Qaeda in Siria), oltre ai gruppi "laici" come il Free Syrian Army e diverse brigate armate.

L'annuncio dell'accordo è stato dato in diretta televisiva dal presidente russo Vladimir Putin, il principale alleato del regime di Damasco che con il suo supporto militare ha permesso alle forze governative di avere la meglio sui ribelli. Ma gli altri due attori importanti attualmente attivi in Siria sono la Turchia e l'Iran, che certamente ricopriranno un ruolo importante nei colloqui e nella "nuova Siria". La Russia ha anche annunciato una diminuzione del dispiegamento militare in Siria, ma bisognerà vedere modi e tempi.

Nel suo annuncio televisivo Putin ha spiegato che sono stati firmati tre documenti: il primo fra governo e ribelli per il cessate il fuoco, il secondo sulle misure per verificare che la tregua sia rispettata e il terzo che mette nero su bianco una dichiarazione di disponibilità multilaterale ad avviare i negoziati di pace. Il 2017 si aprirà dunque con nuovi colloqui e trattative fra le parti in conflitto nella speranza di trovare una soluzione alla crisi siriana scoppiata cinque anni fa. Staffan De Mistura delle Nazioni Unite aveva annunciato, pochi giorni fa, i prossimi colloqui di pace in seno all'ONU per il 23 gennaio prossimo.

Il nodo principale da sciogliere resta sempre il ruolo di Assad nel futuro della Siria e il prossimo assetto del Paese: come ricorda Difesaonline Russia, Iran e Turchia sono le uniche potenze politiche e militari che nel Paese mediorientale hanno i cosiddetti boots on the ground e sono le uniche che al tavolo negoziale andranno ad incassare i crediti maturati col sangue.

L'Iran, che con la Russia sembra intendersela a meraviglia, ha fornito un sostegno indiretto con le milizie libanesi sciite di Hezbollah ma anche diretto armando e formando milizie iraniane, con centinaia di combattenti morti sul campo. Per la Turchia invece la posizione è differente: inizialmente avversa ad Assad, la posizione di Erdogan si è rapidamente modificata a partire dall'abbattimento dell'aereo russo al confine turco-siriano da parte della contraerea della Turchia, lo scorso anno, spostandosi da posizioni atlantiste vicine e interne alla NATO a posizioni decisamente filorusse: un gioco pericoloso, quello di Erdogan, che ha rischiato e rischia ancora di destabilizzare ulteriormente l'area e che punta, dichiaratamente, ad un controllo territoriale delle zone di confine e del Kurdistan siriano ed iracheno.

La spartizione

A tank is seen on a street on November 27, 2016 in the Masaken Hanano district in eastern Aleppo, a day after Syrian pro-government forces resized it from rebel fighters. Syria regime forces seized two new rebel-held districts in Aleppo a day after they retook the largest opposition-controlled neighbourhood in the second city, a monitor said. The capture of Masaken Hanano -- which had been the biggest rebel-held district of Aleppo -- was a major breakthrough in a 13-day regime offensive to retake the entire city. / AFP / GEORGE OURFALIAN        (Photo credit should read GEORGE OURFALIAN/AFP/Getty Images)

Secondo la Reuters esiste già un progetto di spartizione territoriale della Siria in zone d'influenza. Chi ha perso la guerra infatti, nonostante ciò che si dice o si esibisce, è proprio la Siria e il presidente Bashar al-Assad, che oggi deve fare i conti con le promesse fatte a suo tempo che hanno persuaso Russia e Iran all'intervento al suo fianco.

Il potere presidenziale di Assad potrebbe essere commissariato di fatto per i prossimi due anni da Russia e Iran, fino alle prossime elezioni nelle quali il potere potrebbe passare ad un esponente alawita meno polarizzante. Assad otterrebbe precise garanzie per lui e per la sua famiglia e lascerebbe il potere con una transizione della quale l'unico scettico, per ora, è ancora l'Iran. La trattativa avrà inizio ad Astana, capitale del Kazakhstan, a metà gennaio e certamente Putin avrà un ruolo di primo piano: una volta spazzato via Isis dalla Siria la Russia potrebbe appoggiare la Turchia contro il PKK curdo e probabilmente si prenderà la zona costiera della Siria, mentre l'Iran creerà un corridoio d'influenza dal nord della Siria, Aleppo, fino a Teheran, mentre i turchi resteranno a nord.

Ma il destino della futura Siria si costruirà ancora sul campo e la battaglia di al-Bab sarà essenziale: la Turchia vuole liberare la città per prima, depotenziando così l'intervento delle falangi curde e arrogandosi il diritto di potere in futuro controllare in modo informale il nord della Siria e la zona del Kurdistan, cosa che potrebbe ulteriormente destabilizzare l'area.

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