Dai leader latinoamericani scetticismo positivo verso Trump

È in corso un vertice transnazionale latino americano a Santo Domingo, al quale partecipano tutti i capi di stato e di governo dell'America Latina, e in generale - inaspettatamente - il consenso e le aperture nei confronti del neo-presidente americano Donald Trump sembrano andare per la maggiore: il socialista Evo Morales ad esempio, il primo presidente indigeno a guidare lo Stato boliviano, prosegue nella sua analisi del voto negli Stati Uniti che, a suo avviso, è stato il prodotto dello scontento indirizzato contro la globalizzazione fallita.

"Nei giorni scorsi siamo stati testimoni di come le politiche del nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la Brexit siano diventate la pietra tombale del libero mercato, del neoliberismo e del Washington consensus"

ha dichiarato Morales.

L'espressione "Washington consensus" è nata nel 1989 per descrivere il controverso pacchetto di direttive in campo economico dedicato ai paesi in via di sviluppo in crisi, nella chiave di un approccio neoliberista fortemente orientato al mercato.

Dal canto suo, anche il presidente cubano Raul Castro ha fatto delle aperture dopo le voci sulla possibilità che il nuovo leader statunitense possa sospendere il disgelo diplomatico tra i due paesi, dichiarando di augurarsi un dialogo rispettoso con Trump.

"Cuba e gli Stati Uniti possono cooperare e coesistere pacificamente, rispettando le differenze e mettendo l'accento su ciò che porta beneficio a entrambi i paesi e i popoli"

ha detto Castro, che ha poi aggiunto: "Ma nessuno può aspettarsi che Cuba possa fare concessioni riguardo alla sua sovranità e alla sua indipendenza".

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