D'Alema: "La coalizione che vogliono nel PD? Mi ricorda la Democrazia Cristiana"

Continua a farsi sentire Massimo D'Alema, uno degli attori più in vista in questa (ennesima) turbolenta fase della storia interna del Pd. L'ex presidente del consiglio frena sull'ipotesi scissione ma continua a lanciare stoccare all'attuale vertice Dem.

Nell'intervista rilasciata oggi a Repubblica, D'Alema spiega perché consideri profondamente sbagliato il voto anticipato: "La situazione del Paese è gravissima. I dati sullo spread dimostrano che ogni incertezza internazionale ha un effetto immediato sull'Italia. In Europa siamo ultimi per crescita, quartultimi tra i 30 Paesi più industrializzati. Sono cresciute gravemente povertà e diseguglianze. Drammatica è la frattura tra Nord e Sud. Il meccanismo di crescita dell'occupazione, sostenuto dagli incentivi, si è inceppato. La priorità del governo oggi dovrebbe essere dare risposte alla crisi".

Spiega che con il voto adesso ("scelta folle") ci sarebbe una "prospettiva certa di ingovernabilità", dunque invita a riflette sulla nuova legge elettorale.

D'Alema fa notare voci contrastanti e possibili scenari: "Lo scontro più aspro è quello che divide l'idea di Franceschini di un premio alle coalizioni e quella di Orfini che lo vuole alla lista".

Sulle coalizioni dice: "Non ho una particolare predilezione per i premi di coalizione. E non capisco bene quale sarebbe la coalizione del Pd. Pisapia ha già detto che non ci sta. Quindi sarebbe da Alfano a Franceschini e Delrio. Mi ricorda qualcosa, si chiamava Democrazia cristiana".

La ricetta di D'Alema: "Occorre una legge che offra una chance di governabilità, con un premio ragionevole, alla lista che arriva prima. Ma i capilista bloccati vanno aboliti. Si vorrebbe persino vergognosamente estenderli al Senato".

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