Renzi a Porta a Porta: "Emiliano, non giochiamo sulla pelle della gente"

Matteo Renzi è stato ieri ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta. Nell'intervista si è parlato ovviamente di primarie Pd e del caso Consip. Non sono mancate stoccate e attacchi a colleghi ed ex colleghi di partito.

Il più forte è stato quello a Michele Emiliano, sfidante di Renzi (assieme ad Orlando) del Congreso Pd. L'ex premier ha accusato lo sfidante di "giocare sulla pelle delle persone" con la questione dei vaccini.

"Non giochiamo sulla pelle della gente alle primarie. Lo dico a Emiliano: evitiamo di strumentalizzare le questioni che riguardano la vita e la salute di tutti. Ci sono tanti argomenti su cui discutere e litigare, litighiamo su questi. Sui vaccini, per prendere un voto in più... Si perde la faccia e la dignità del Pd", ha detto Renzi.

Nel motivare le sue posizioni contro Emiliano, Renzi ha raccontato che "la cosa dei vaccini un po' mi ha fatto male, Emiliano sostanzialmente non è stato chiaro come sono stati chiari altri presidenti di Regione, Bonaccini in Emilia Romagna ha fatto un lavoro straordinario. Bisogna avere il coraggio di dire che la vaccinazione non è un favore dell'industria farmaceutica, è un favore alla qualità della vita delle persone. Bebe Vio, una delle donne più straordinarie in Italia, ha detto che sarebbe cambiata la sua vita se avesse fatto un vaccino".

Sull'inchiesta Consip e il coinvolgimento del padre, Renzi ha parlato di due dimensioni: "Una è la dimensione del figlio, che quando vede il padre in difficoltà è umanamente preoccupato. Dal punto di vista istituzionale non entro nel merito della vicenda, non la giudico. Io sto dalla parte dei giudici". Dice che il padre è "assolutamente certo" della sua innocenza e che i processi "non si fanno sui giornali".

Tra i temi toccati anche la scissione della minoranza Pd e i rapporti - personali e non - con Pier Luigi Bersani: "Non ci siamo mai presi sul piano personale, ma quando stai in un partito non è che stai dalla De Filippi... qui ci sono delle regole e si rispettano. Quando ho perso contro di lui, io non sono scappato dal partito. Gli ho dato una mano a Bersani. Mi sarebbe piaciuta la stessa lealtà. Non la guerriglia permanente".

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