Migranti, l'impegno della Marina Militare e le regole d'ingaggio

L'accordo tra Italia e Libia per la gestione dei migranti è pronto a partire, bisogna limare alcuni dettagli

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L’accordo tra Roma e Tripoli per la gestione dei migranti è al centro della discussione politica. L’Italia vuole che siano ben chiari alcuni punti e soprattutto le regole d’ingaggio della nostra Marina Militare. La responsabilità del blocco è dei libici. Dovranno fermare i barconi degli scafisti, riportarli a terra e gestire i migranti sul suolo libico.

La funzione delle navi italiane sarà quella di “Sostegno tecnico logistico”. Si limiteranno, cioè, a segnalare alla guardia costiera libica i barconi degli scafisti. Sul suolo libico, e questa è una novità quasi assoluta, i centri di raccolta saranno organizzati e gestiti dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati e dall’Organizzazione mondiale per le migrazioni.

I centri possono raccogliere le richieste di asilo e organizzare i rimpatri. Il fondo per finanziare questi centri e organizzare tutta l’operazione, si parla di cento milioni di euro, è a carico di Italia, Francia, Germania e Unione Europea.

Le regole d’ingaggio della nostra Marina Militare dovrebbero essere abbastanza chiare. Si può usare la forza solo in due casi. Il primo in difesa della marina libica se gli scafisti dovessero attaccare imbarcazioni libiche, il secondo nel caso il bersaglio dell’attacco dovessero essere le navi italiane. La Marina italiana si è detta disponibile ad iniziare fin da subito l’operazione.

Restano da sistemare alcuni elementi. Il governo di Tripoli ha dato l’ok ma la situazione politica libica è troppo frammentata perché questo ok possa essere valido per tutti. Un altro timore è che gli scafisti possano organizzare una serie di naufragi programmati per sovraccaricare la zona e costringere all’intervento umanitario la Marina Militare Italiana.

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