Assegni di disoccupazione: per Berlusconi sono una "licenza di licenziare"


Continua la polemica sulla proposta di un assegno unico a sostegno di tutti i disoccupati che, come ha fatto notare Tito Boeri, mostra come sia possibile ogni tanto anche per lo sgangherato Partito Democratico dettare l'agenda al Governo. Berlusconi ha infatti dichiarato oggi alla stampa che:

Il nostro sistema attuale di ammortizzatori sociali ci consente di intervenire meglio rispetto alle proposte dell'opposizione, che sarebbero una vera e propria licenza di licenziare. Se ci fosse stata quella misura, gli imprenditori avrebbero lasciato i lavoratori a casa, con magari accordi successivi con i lavoratori stessi che godrebbero dell'indennità e continuerebbero a lavorare in nero. Insomma, l'assegno è un incentivo a licenziare e a lavorare in nero.

Questo tipo di contro-argomentazione, che mostra la grande abilità del Berlusconi comunicatore nel far leva sulle peggiori arretratezze italiane allo scopo di perpetuarle, sembra comunque potenzialmente molto più efficace del debole "non ci sono soldi" che era stata la prima risposta del Governo. Vediamo perché.

Il Cavaliere si appoggia in primo luogo sulla paura dei licenziamenti: un po' curioso da parte di chi voleva cancellare l'articolo 18. A parte questo dettaglio, si tratta di un esempio da manuale di manipolazione psicologica e capovolgimento della realtà: l'assegno di disoccupazione, che in teoria dovrebbe servire a rendere meno drammatica l'esperienza della perdità del lavoro, avrebbe in realtà - secondo Silvio - l'effetto di aumentarne la probabilità.

L'idea di un aumento dei licenziamenti farà sobbalzare sulla sedia gli italiani, per i quali tale parola è associata a un probabile destino di elemosina da parte di parenti e Caritas. In realtà, nei paesi in cui esistono sussidi degni di questo nome, tale prospettiva provoca meno brividi lungo la schiena, proprio perché tutti sanno che potranno contare su un sostegno da parte dello Stato.

Un abilissimo corto circuito mentale quindi, quello innescato dal premier, che riesce a far passare per foriera di sventura un'innovazione doverosa del nostro sistema di welfare, che sarebbe solo di sollievo ai lavoratori.

Quando invece fa riferimento al lavoro nero, Berlusconi utilizza un'altra tecnica retorica, di comprovata efficacia sugli italiani: si utilizzano i vizi del nostro paese (come la diffusione del lavoro nero, dell'evasione fiscale, della corruzione) come scusa per non attuare nessun tipo di modernizzazione dello Stato.

Poco importa infatti che sussidi di disoccupazione come quelli proposti dal PD esistano già da tempo in quasi tutti i paesi d'Europa: da noi "non potrebbe funzionare", perché gli italiani, "si sa, sono fatti così". Un'argomentazione che non è assolutamente prerogativa della destra: gli oppositori del nucleare ne hanno fatto ad esempio un gran uso recentemente, quando hanno sostenuto che in Italia non si possono costruire centrali perché sarebbero inevitabilmente oggetto di infiltrazioni mafiose.

Si tratta, in breve, di una visione fatalista e rassegnata dell'arretratezza italiana. Una specie di compiaciuto complesso di inferiorità rispetto al resto d'Europa che, in tempi di crisi, promette di tenerci saldamente ancorati qui, sul fondo.

Foto: Samuele Silva / Various, Flickr.

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