Berlusconi e l'edilizia: liberalizzare, costruire, cementificare


Dopo le New Town, ecco un'altra trovata del premier Berlusconi per far sorridere compiaciuti palazzinari e cementificatori. L'idea, di cui Berlusconi si è affrettato a reclamare l'esclusiva paternità, riguarderebbe lo snellimento delle pratiche per le concessioni edilizie, con l'autorizzazione del Comune che lascia il campo ad una perizia giurata di un tecnico, un architetto o un ingegnere.

La via azzurra al cemento non finisce qui: ci sarà anche la possibilità di aumentare del 20%, sia nel caso di edilizia residenziale che commerciale, la cubatura degli immobili esistenti; del 30% nel caso di abbattimento e ricostruzione di edifici obsoleti; del 35% nel caso il nuovo edificio sia ricostruito con le regole della bioedilizia e del risparmio energetico. Allo studio ci sono anche nuovi sgravi fiscali.

La teoria del presidente del Consiglio è che "quando l'edilizia va, tutto il resto va di conseguenza" bisogna dare "una scossa all'economia che ricordi quella del Dopoguerra e consenta il rinnovamento edilizio del Paese".

A leggere queste dichiarazioni si potrebbe pensare che in Italia il settore dell'edilizia sia fermo da anni a causa di chissà quali vincoli e lacciuoli: in realtà la cementificazione del territorio, senza contare le innumerevoli costruzioni abusive, non si è mai fermata e nuovi palazzi nascono ogni giorno. Nei dintorni di Roma è stato costruito un intero quartiere in modo abusivo, eludendo e aggirando le regole esistenti. E non credo che questo sia l'unico caso in Italia. Senza contare le costruzioni commerciali, che hanno già ricoperto una parte consistente del territorio: anche per quelle non sembrano esistere poi tanti ostacoli.

Voi che dite, c'è proprio bisogno di incentivare l'edilizia?

Foto | Flickr

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