Ammortizzatori sociali: secondo Brunetta abbiamo i "migliori d'Europa"


Il fatto che anche in Italia si apra un dibattito sul welfare, complice la peggiore crisi dal '29 e la proposta del PD di Dario Franceschini di un assegno unico di disoccupazione, è in ogni caso un grosso passo avanti per il nostro paese. Basti pensare a come la tematica era stata (colpevolmente) ignorata da quasi tutti i contendenti durante la campagna elettorale.

Peccato che non tutti i contributi alla discussione si distinguano per onestà intellettuale. E per ogni esempio positivo (come quello di Luca Ricolfi su "La Stampa"), ce ne sono altri che sembrano ispirarsi piuttosto alla massima di quello zoppo tedesco che diceva "Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità".

Dopo l'uscita di Berlusconi sugli assegni di disoccupazione che sarebbero una "licenza di licenziare", è il turno del ministro Renato Brunetta, che in un'intervista al Corriere della Sera di ieri ha dichiarato pressapoco che "in Italia ci sono i migliori ammortizzatori sociali d'Europa":

Noi abbiamo un buon sistema di ammortizzatori sociali. Certo, con figli e figliastri. Però capace di distinguere, di adeguarsi, di coprire tipologie diverse (..) ognuno ha i propri strumenti: cassa integrazione ordinaria, cig straordinaria, cgis in deroga, indennità di mobilità, indennità di disoccupazione, ammortizzatori in deroga... Resta fuori un pezzo dei cocopro

Peccato che la realtà sia piuttosto diversa, come si evince dal testo di una proposta di legge dei radicali/PD dell'anno scorso:

l'attuale sistema di ammortizzatori (..) è iniquo, perché solo il 28,5 per cento delle persone in cerca di lavoro e solo 22,5 per cento dei disoccupati riceve una integrazione al reddito. In Italia, su cento disoccupati poco meno di un quarto riceve un sussidio mentre tre quarti devono arrangiarsi come possono. Ma anche fra quanti hanno il privilegio di ricevere un sussidio di disoccupazione, si registra un'ulteriore ingiustizia fra chi appartiene alle categorie privilegiate che riceve un sussidio che copre l'80 per cento dell'ultima retribuzione per un periodo che può essere prorogato anche fino a sei anni, mentre la maggioranza, i meno rappresentati, deve accontentarsi per sei mesi del 50 per cento dell'ultimo stipendio e per il settimo mese del 40 per cento;

Ma c'è di più: non esiste esperto dei sistemi di welfare europei che abbia mai sostenuto una tesi come quella di Brunetta, che vede nell'Italia addirittura un modello per gli altri paesi. Il nostro sistema è infatti generalmente ritenuto frammentario, squilibrato nel modo in cui svantaggia i lavori più giovani e, a parere unanime, ha il suo tallone d'Achille proprio nella tutela della disoccupazione e della povertà.

Date un'occhiata ai testi di Tito Boeri, Chiara Saraceno o Gosta Esping Andersen se non ci credete. Strano che il ministro Brunetta non lo sappia, visto che è docente universitario pure lui.

Il dibattito sulla modernizzazione del sistema di ammortizzatori sociali in Italia di tutto ha bisogno tranne di questo genere di "sparate" che, negando l'evidenza e affermando l'assurdo, hanno in realtà l'unico scopo di alzare un polverone e a generare confusione nell'opinione pubblica. Quel classico fenomeno per cui il cittadino, sentendo affermare tutto e il contrario di tutto, poi si disgusta della politica: e vota di conseguenza.

Foto: Stefano Corso per Forum PA, Flickr.

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