La Russia è pronta ad imbavagliare Telegram

Russia Telegram

La Russia è pronta a mettere il bavaglio a Telegram bloccando in tutto il Paese una delle app di messaggistica più diffuse al mondo. La società fondata dai fratelli Nikolai e Pavel Durov ha infatti perso il ricorso davanti alla Corte Suprema di Mosca: i giudici hanno ritenuto che l’accesso alle conversazioni degli utenti non sia lesivo del diritto riconosciuto alla riservatezza, ragion per cui ora l’app ha due settimane di tempo. Se entro 15 giorni Telegram non provvederà a fornire i codici per decriptare i messaggi di tutti i suoi utenti, il servizio sarà bloccato su tutto il territorio nazionale.

Continua così il braccio di ferro tra i Servizi di sicurezza e Telegram, che già lo scorso anno fu condannata a pagare una multa da 14 milioni di dollari per essersi rifiutata di corrispondere ad una richiesta analoga da parte delle autorità russe. Trattandosi di un mezzo di comunicazione che consente di scambiare messaggi criptati, l’app è ritenuta un potenziale veicolo di informazioni terroristiche alle quali le autorità russe vogliono poter accedere. Confermando sostanzialmente la posizione dello scorso anno, la Corte Suprema nella persona del giudice Alla Nazarova, ha respinto il ricorso di Telegram che non ha alcuna intenzione di cedere sulla privacy delle conversazioni dei propri clienti.

Nonostante Pavel Durov ribadisca via Twitter di voler continuare a lottare per la libertà della sua app e dei suoi utenti, la Russia è decisa a mettere il bavaglio a tutti coloro i quali non rispettano la legge antiterrorismo approvata nel 2016 e che impone ai servizi di messaggistica di fornire alle autorità tutto ciò che è necessario per decriptare i messaggi degli utenti. Secondo la Corte Suprema, infatti, con la decodifica dei messaggi non si violi la privacy degli utenti di Telegram poiché per il prelievo delle informazioni personali servirebbe comunque l’autorizzazione di un tribunale.

"Il punto sollevato dal Fsb, secondo cui le chiavi di crittografia non possono essere considerate informazioni private difese dalla Costituzione, è ingegnoso e risibile - replica Ramil Akhmetgaliev, avvocato di Telegram -. È come affermare di avere il log in di una email ma non controllarla".


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