Caso Facebook - Cambridge Analytica: Zuckerberg chiede scusa

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Nella serata di mercoledì 21 marzo Mark Zuckerberg è intervenuto in prima persona sul caso Facebook – Cambridge Analytica, la società che ha avviato la raccolta dati sul social network, a quanto pare, per conto di Steve Bannon, l'ex collaboratore di Donald Trump. La “talpa” Chris Wylie ha reso pubblico quello che è stato ormai definito uno “scandalo” a livello mondiale, ma se pare che anche prima la pratica di profilare i potenziali elettori tramite i social network fosse una pratica assai diffusa. In America parte la prima class action, ma intanto le parole di Zuckerberg sono servite per consentire al titolo di chiudere in borsa con un +0,77%.

"Sono certo che qualcuno sta cercando di usare Facebook per influenzarle - ha dichiarato il fondatore di Facebook alla CNN - Sono certo che c'è una seconda edizione di tutto quello che è stato lo sforzo della Russia nel 2016, ci stanno lavorando. E sono certo che ci sono nuove tattiche che dobbiamo essere sicuri di individuare e fronteggiare".

Concetti ribaditi dal numero uno di Palo alto anche tramite il proprio profilo ufficiale su Facebook:

"Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non riusciamo a farlo non meritiamo di essere al vostro servizio - insiste - La buona notizia è che molte misure per prevenire tutto questo sono state già prese anni fa. Chiedo scusa e sono disponibile a testimoniare davanti al Congresso americano".

Intanto, negli USA è partita la prima class action contro Facebook e Cambridge Analytica: è stata depositata presso la corte distrettuale di San José in California e potrebbe essere solo la prima di una lunga serie di cause collettive con conseguenti richieste danni per la mancata protezione dei dati personali. I promotori dell’azione legale sostengono che la raccolta dati sia stata effettuata senza alcuna a autorizzazione e per avvantaggiare la campagna a sostegno dell’attuale presidente Donald Trump.

Il caso Facebook in Italia

L’Agcom ha inviato a Facebook una richiesta di informazioni sull’impiego dei dati degli utenti "per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi". La replica è arrivata per bocca di Stephen Deadman, Deputy Chief Global Privacy Officer del social network, che all’Ansa ha dichiarato:

"Siamo fortemente impegnati nel proteggere le informazioni delle persone e accogliamo l'opportunità di rispondere alle domande poste dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni".

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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