Berlusconi: governo Lega-M5S? Un ircocervo. Gli elettori non capirebbero. Salvini: vediamo chi ci sta

Sul nuovo governo Berlusconi non ha dubbi: Salvini ha il diritto di provarci.

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    Aggiornamento 14.45 - Matteo Salvini intervistato da Telelombardia sulla formazione del nuovo governo precisa che l'obiettivo resta cambiare il paese e che sulla premiership non ha mai detto "o io, o la morte". Su Silvio Berlusconi che ha paragonato una potenziale alleanza M5S-Lega per il governo a un "ircocervo" Salvini ha risposto: "Vediamo chi ci sta, in Parlamento" non dimenticando di scambiarsi i complimenti con i 5Stelle che hanno dimostrato di "essere affidabili. Quello che hanno detto hanno fatto". Di Maio e Grillo ieri avevano detto la stessa cosa di lui.

Le ipotesi sul nuovo governo dominano la scena politica.

Dopo le esternazioni di Di Maio e Grillo sull’affidabilità di Matteo Salvini, in riferimento all’accordo raggiunto sull’elezione della seconda e terza carica dello Stato, oggi è l’ex premier Silvio Berlusconi a dire la sua sull’ipotesi di un governo Lega-Movimento Cinque Stelle con un’intervista al Corriere della Sera.

Secondo il tre volte presidente del Consiglio l’accordo sulle presidenze delle Camere non prefigura affatto un’intesa per il nuovo governo. Berlusconi vede come fumo meglio occhi le ricostruzioni giornalistiche che parlano di contatti più meno sottobanco tra Lega e M5S per la formazione dell’esecutivo, anche se Salvini ha più volte ribadito che non sarebbe uscito dal perimetro del Centrodestra.

Dice Berlusconi che per salvaguardare l’unità della coalizione tutti devono essere pronti a fare sacrifici e che l’alleanza Salvini-Di Maio finalizzata alla formazione del governo sarebbe un:

“ircocervo, l’animale mitologico spesso citato dai filosofi antichi come esempio di assurdità, perché in esso convivono caratteri opposti e inconciliabili. E poi perché Salvini dovrebbe fare il socio di minoranza di un governo Cinque Stelle?”

L’ex Cav conferma di fidarsi ancora di Salvini anche perché la possibilità di governare - a suo avviso - dipende proprio dall’unità del centrodestra.

“Se la coalizione si rompesse, oltre ad essere tradito il mandato degli elettori, nessuno di noi avrebbe più titolo per rivendicare la guida del governo”.

L’alleanza non è quindi a rischio…

“Sarebbe incomprensibile se rompessimo un’alleanza per una questione non ricompresa nel patto elettorale”.

In ogni caso la nuova presidente della Camera, Maria Elisabetta Casellati, indicata quale “fedelissima” del fondatore di Forza Italia (che avrebbe però voluto Romani sullo scranno più alto di Montecitorio), ha ragione a dire che il modello di accordo per le presidenze delle Camere potrebbe fare da schema per la formazione del nuovo governo ma raccogliendo:

“una maggioranza parlamentare intorno a un programma e a un premier in grado di realizzarlo, senza pregiudizi di schieramento. Il centrodestra ha il diritto di guidarla come prima coalizione politica del Paese, ma ovviamente non dispone di una maggioranza parlamentare autosufficiente. Io rimango fedele ai patti: ho detto in campagna elettorale che la forza politica del centrodestra che avrebbe ottenuto più voti avrebbe avuto il diritto di indicare il premier: Salvini ha il diritto e il dovere di provare a formare un governo, per attuare i programmi che abbiamo proposto agli italiani. I cittadini attendono risposte sul lavoro, sulle tasse, sulle soglie di povertà, sull’emergenza criminalità…”

Per questo l’ipotesi di una figura terza da incaricare per il mandato esplorativo è vista da Berlusconi:

“Solo come extrema ratio. Sinceramente preferisco un governo guidato da chi ha vinto le elezioni. E con questo intendo il centrodestra, se unito. I Cinque Stelle hanno ottenuto un buon risultato, ma sono arrivati secondi”.

Infine Berlusconi prova a far leva sulla tenuta dell’elettorato di Centrodestra spiegando che con Salvini e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni gli accordi “sono chiarissimi” e che gli elettori non perdonerebbero al segretario della Lega un’alleanza con Di Maio - alleanza che relegherebbe Forza Italia a un ruolo del tutto marginale.

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