Di Maio: PD unico partito a rifiutare il confronto. Intanto M5S apre su flat tax

Schermaglie e mosse tattiche tra i partiti in vista delle consultazioni. Intanto M5S e Centrodestra eleggono insieme Fraccaro a questore più anziano di Montecitorio.

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L’asse Lega-Cinque Stelle che aveva funzionato per l’elezione dei presidenti delle Camere sembra raffreddarsi e allora Luigi Di Maio chiama in causa il Pd o meglio lo accusa di essere l’unico partito politico che non vuole confrontarsi sulle scelte per la formazione del nuovo governo. Una tattica che mira a spaccare un partito le cui divisioni interne sono state acuite dalla pesante sconfitta elettorale e che al contempo vuole mettere in guardia il centrodestra.

Con un video sul suo profilo Facebook il leader pentastellato ha indirettamente risposto alla e-news di Matteo Renzi che ieri aveva ribadito - ma da segretario dimissionario e con pezzi importanti del partito in libera uscita dalla linea ufficiale (vedi gli ex ministri Franceschini e Orlando) - che il Pd starà all’opposizione punto e basta. L'unica via percorribile secondo l’ex premier per riprendere consensi e risalire la china nei sondaggi.

Di Maio nel video spiega che i Cinque Stelle in vista delle consultazioni che inizieranno il 4 aprile hanno invitato (ieri mattina) i capigruppo di tutti i partiti al confronto, per saggiare le eventuali “convergenze sui temi importanti del Paese”. Di Maio sottolinea che c’erano quasi tutti:

"L'unico gruppo che finora si è sottratto completamente al confronto sui temi è stato il Pd, che sta ancora portando avanti la linea di porsi come freno al cambiamento”

In realtà all’incontro non hanno partecipato nemmeno i rappresentanti di Fratelli d’Italia. Sulla scelta del prossimo presidente del Consiglio Luigi Di Maio, che rivendica per sé la poltrona di Palazzo Chigi dice:

“Basta premier non votati da nessuno o, ancora peggio, premier che hanno perso… Per il resto parlano i numeri. M5S, Lega, Fi, Fdi e Pd hanno tutti proposto agli italiani un candidato premier. Quello del Movimento, ossia il sottoscritto, è stato votato da 11 milioni di italiani, quasi il doppio del secondo più votato, con oltre il 32% dei consensi. Per cui il mio obiettivo è garantire che la volontà popolare venga rispettata”.

Come dargli torto? Il problema che il M5s è solo il partito di maggioranza relativa impossibilitato a formare un governo senza una stampella in parlamento. Probabilmente Di Maio, non disposto a formare un governo che includa tutto il centrodestra quindi anche Forza Italia, vuole tenersi aperto il dialogo con i settori del Pd meno fedeli alla linea dell’ex segretario.

Se poi ai dem convenga fare un governo con i Cinque Stelle è tutto da vedere, perché evidentemente il partito ora guidato dal reggente Maurizio Martina si ritroverebbe in una posizione marginale, senza veri posti chiave nel nuovo esecutivo, rischiando di perdere anche quella fetta di elettori che ancora non sono passati a votare M5S.

Sullo sfondo, ingombrante, la coalizione di centrodestra che si considera vincitrice delle elezioni e che anche se non salirà con un’unica delegazione al Quirinale sembra aver ritrovato la sua unità. I numeri sono numeri, come dice lo stesso Di Maio, ed è per questo che Cinque Stelle e centrodestra nelle scorse ore si sono spariti segretari e questori delle Camere, accordandosi anche sull’elezione del pentastellato Riccardo Fraccaro a questore, più anziano, della Camera, con una quarantina di voti necessari all'elezione arrivati dalle fila del centrodestra.

E non è certo un caso che in serata il senatore dei Cinque Stelle Danilo Toninelli abbia aperto sulla flat tax (la tassazione unica al 15%), cavallo di battaglia di Forza Italia e Lega:

“Io sono molto, molto, contento che Matteo Salvini abbia aperto sul reddito di cittadinanza e con lui Giorgetti: allo stesso modo noi potremmo dire loro che se la flat tax è costituzionale e include i poveri noi non chiudiamo mai”.

Tutta l’attenzione è ora rivolta alla consultazioni del 4 e 5 aprile, con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che comincerà incontrando i partiti più piccoli e terminerà con la delegazione del Movimento Cinque Stelle.

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