Nuovi scontri a Gaza: altri palestinesi uccisi e oltre mille feriti

Proseguono gli scontri tra manifestanti palestinesi ed esercito israeliano.

Scontri a Gaza

Aggiornamento ore 22:01 - L'ambasciatore palestinese all'Onu Ryad Masour ha detto che il bilancio delle vittime degli scontri di oggi a Gaza è di almeno nove morti e tra di loro ci sarebbe anche un bambino, mentre per quanto riguarda i feriti siamo ben oltre i mille e alcuni sono anche in gravi condizioni.

Aggiornamento ore 19:01 - Sale ancora il numero dei palestinesi uccisi: secondo le ultime informazioni ufficiali le vittime sono cinque e più di mille i feriti.

Aggiornamento ore 18:36 - Purtroppo sale il bilancio dei morti negli scontri tra i manifestanti palestinesi e l'esercito israeliano presso la barriera difensiva tra Gaza e lo Stato ebraico: ora si parla di quattro vittime palestinesi secondo quanto riferito dal ministero della Sanità di Gaza, che ha spiegato che si tratta di un uomo ucciso nei pressi del campo profughi di Al Bureji a est di Gaza. Il bilancio dei feriti sale a 780, ma è comunque provvisorio. 400 sono stati curati sul terreno, mentre gli altri sono stati ricoverati, tra di loro ci sono anche sette donne e 31 minorenni.

6 aprile 2018 - Nuovi scontri al confine tra Israele e la Striscia di Gaza. I manifestanti palestinesi che da giorni stanno presidiando il confine avevano già anticipato che sarebbero rimasti accampati nell’area almeno fino al prossimo 15 maggio e oggi, dopo giorni di relativa tranquillità in seguito agli scontri di una settimana fa, la tensione è salita nuovamente alle stelle e l’esercito di Israele ha risposto con la forza ai lanci di sassi e copertoni dati alle fiamme. Almeno tre palestinesi sarebbero stati uccisi dai soldati israeliani e oltre 250 persone sarebbero rimaste ferite.

Gaza: 16 palestinesi uccisi e oltre 1200 feriti


31 marzo 2018

Aggiornamento 31 marzo 2018 - La tensione è tornata alle stelle al confine tra Striscia di Gaza e Israele. Oggi il Brigadiere Generale dell'Esercito di Israele Ronen Manelis ha anticipato la possibilità di azioni militari contro gli "obiettivi terroristici" nella Striscia di Gaza, convinto che i "gruppi militanti che controllano Gaza stiano usando le proteste dei cittadini palestinesi come una copertura per lanciare attacchi contro Israele".

Il leader palestinese Mahmoud Abbas, invece, ha dichiarato oggi che Israele dovrà prendere tutte le proprie responsabilità in relazione agli scontri che nella giornata di ieri hanno portato alla morte di 16 cittadini al confine col territorio israeliano.

La marcia di ieri, però, non resterà un caso isolato. Anche oggi centinaia di persone sono accampate a poche decine di metri dal confine in un presidio-manifestazione che proseguirà, almeno nelle intenzioni, per diverse settimane. Gli organizzatori della protesta hanno infatti precisato che i palestinesi nella Striscia di Gaza continueranno a protestare e manifestare fino al 15 maggio prossimo, giorno in cui ricorreranno i 70 anni dalla creazione di Israele.

Scontri a Gaza nella Giornata della Terra


30 marzo 2018

Aggiornamento ore 21:00 - Stando ad una stima - purtroppo provvisoria - del Ministero della Sanità, il bilancio attuale è di 16 morti ed oltre 1200 feriti. Tra le vittime, la più giovane ha 16 anni di età.

Abu Mazen, presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, ha deciso di indire per domani "un giorno di lutto nazionale". Abu Mazen ha definito dei "martiri" le vittime di oggi, morte "in difesa dei loro legittimi diritti nella creazione di uno stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme Est, in difesa dei luoghi sacri islamici e cristiani e del loro diritto di tornare alle loro case e alla loro terra dalla quale sono stati espulsi".

30 marzo 2018 - Al confine Sud tra la Striscia di Gaza e Israele oggi è cominciata la Grande marcia del ritorno, convocata da Hamas per celebrare l'anniversario dell'esproprio delle terre arabe per la creazione dello stato di Israele nel 1948.

È stata scelta questa data anche per la concomitanza con la Giornata della Terra che ricorda gli scontri del 30 marzo 1976, quando il governo israeliano espropriò terre di proprietà araba in Galilea. Questa protesta dovrebbe durare fino al 15 maggio, anniversario della fondazione di Israele che i palestinesi chiamano Nakba (la catastrofe).

Fin dalle prime ore della giornata si sono verificati scontri tra palestinesi e forze della sicurezza israeliane e l'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire urgentemente per fermare lo spargimento di sangue. Si contano infatti già numerose vittime (almeno 9 nel primo pomeriggio del 30 marzo 2018) e addirittura un migliaio di feriti ed è un bilancio in continuo peggioramento.

Le manifestazioni hanno preso parte da sei punti del confine tra Gaza e Israele: Rafah e Khan Younis nel Sud, el-Bureij e Gaza City al centro, Jabalya nel Nord. La folla è spronata da Hamas, il cui leader Ismail Haniyeh ha detto che questo "è l'inizio del ritorno di tutti i palestinesi". Ci sono scontri anche in Cisgiordania e nelle zone di Ramallah ed Hebron.

Il quotidiano israeliano Haaretz ha scritto che questa mobilitazione voluta da Hamas sarebbe un espediente per distrarre l'attenzione dal disastro politico nella Striscia di Gaza, dove dal 2014 ci sono infrastrutture in rovina ed è sempre più difficile gestire le necessità quotidiane.

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