Ore 12 - Veltroni e d'Alema cancellano l'ex amico eretico Peppino Caldarola

altroUno come Peppino Caldarola, eclettico intellettuale doc prestato alla politica, non si sa se etichettarlo come vincente “yes man” d’alto bordo, felpato e temuto suggeritore del “principe” di turno o come irriducibile anarchico libertario terzomondista e perdente “eretico”.

Caldarola, prima e dopo la Bolognina di Occhetto, ha amato e odiato D’Alema e Veltroni. D’Alema e Veltroni hanno ricambiato, più con l’odio che con l’amore. Di Caldarola si vuol ricordare che fu quello che “l’Unità la accompagnò per mano nella fossa”. Adesso, quelli del PD, lo hanno fatto fuori e non ce lo hanno voluto nelle liste.

Parlamento addio, dunque, per il finisseur Peppino che stavolta non è riuscito a piazzare la zampata vincente proprio quando il traguardo sembrava ormai a portata di mano. Eppure (dopo i continui amori & tradimenti nei movimenti di sinistra, e nelle varie sinistre fino alla toccata e fuga dalla Costituente socialista) il tardivo ma significativo riabbraccio con Veltroni dopo l’incoronazione di Walter nelle primarie sembrava far presagire il grande rilancio di Peppino.

Il leader del Pd gli aveva assicurato pieno appoggio, cioè un seggio sicuro. Invece niente da fare. Il niet di D’Alema, che non dimentica mai i tradimenti dei vecchi amici, è stato più forte. Fu “Baffino” Premier a far licenziare Caldarola da direttore de l’Unità e, inopinatamente, a ripescarlo poi alla camera.

Ed è stato “Baffino” adesso a non far rientrare Caldarola in Parlamento. Non fosse altro per dimostrare che chi sbaglia paga. Alti e bassi, amore e odio. Comunque, a essere buttato fuori Caldarola c’è abituato. Era il 1968 quando il giovane Peppino udì per la prima volta la inappellabile sentenza; “Compagno, sei fuori”.

Così fu espulso dal movimento politico da lui stesso fondato, da quel “Circolo Lenin di Puglia” che cancellò l’eresia trotzkijsta e portò il giovane intellettuale pugliese a traghettare verso il Pci. Caldarola non solo si è poi distinto definendo l’Unità il giornale che “dà voce alla banda D’Alema”.

Il fatto è che Caldarola ha sempre osteggiato il Partito democratico. Ha puntato “a costruire un rapporto fra le forze modernizzatrici del Paese, socialiste, liberali, riformatrici, per rivendicare un’identità –ahi!ahi!- di sinistra piena, riconoscendo l’appartenenza alle forze che esistono nella storia della politica europea invece di vagheggiarne una nuova”.

Capito? La linea strategica di Caldarola è l’esatto contrario di quella intrapresa dal Pd di Veltroni con il placet di D’Alema. Non poteva che finire come è finita. Con il povero Peppino di nuovo sbattuto fuori. Stavolta a 70 anni suonati. Di fronte al “dramma” di Peppino, i lamenti della Bonino e di Pannella sono ragli d’asino. Che, si dice, mai salgono in cielo.

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