Monti dirà "no": "centro" impresentabile. Politica incartata ...

“La notte porta consiglio” ha detto ieri Mario Monti riferendosi al suo incerto futuro politico. In effetti, a due mesi dal voto del 24-25 febbraio, la politica italiana è incartata, pende dalle labbra del Prof: si candida o non si candida alla premiership del Paese? Il fatto che tutto ruoti attorno alla decisione di Monti - se scendere o no in campo in prima persona - la dice lunga sullo stato di salute dei partiti italiani e sulle loro leadership.

Chi sta meno peggio è il Pd, che grazie alle primarie (con ballottaggio) e poi alle parlamentarie, svetta nei sondaggi e quanto meno tiene accesa la fiammella della partecipazione del suo “zoccolo duro”, elemento importante per la democrazia, pur se insufficiente, anche perché avanguardia “di parte” e minoranza nel Paese composto da 60 milioni di gente in carne e ossa.

All’opposto – un castello in rovina sempre più accartocciato su se stesso con fantasmi l’un contro gli altri armati - c’è il fu partito del “predellino”, con il ri-ritorno in campo del padre-padrone in un mix che rilancia l’antico adagio del vecchio Marx: “La storia si ripete prima come tragedia poi come farsa”. Per il Pdl, il penultimo e pesantissimo colpo di grazia viene da Milano, con la annunciata candidatura al Pirellone dell’ex sindaco Albertini con il risultato di fare saltare l’alleanza Pdl-Lega, perdere anche la Lombardia, non diventare decisivi al Senato.

Lasciando nel limbo Beppe Grillo (il suo M5S perderà per strada altri pezzi e altri consensi ma porterà in parlamento un bel numero di grillini) e il cosiddetto Quarto polo (un minestrone riscaldato peggiore della ex Sinistra arcobaleno) nonché i rimasugli della destra estrema, non resta che il cosiddetto “centro” dei moderati. Già, e qui cade l’asino. Qui sta il nodo vero che alla fine porterà Mario Monti a presentare già da oggi un proprio manifesto d’intenti (il solito programma dei bei sogni impossibili) ma a non candidarsi.

Il motivo è semplice: il centro dei moderati di stampo europeo che Monti vorrebbe, in Italia non esiste. Qui c’è l’Udc di Casini, il Fli di Fini, l’Api di Rutelli (più Italia Futura di Montezemolo), una accozzaglia di impresentabili (le eccezioni confermano la regola), vecchi arnesi della prima e seconda repubblica, pronti a saltare al volo su qualsiasi tram che porti ad agguantare una cadrega o anche un cadreghino.

Questa è la realtà. Monti – che vanta sponsor che contano in Europa e nel mondo, ma non è né un santo e né De Gaulle – conosce i suoi polli e sa bene che mettersi alla guida di questa armata Brancaleone affamati di poltrone, può mettergli a rischio il risultato elettorale e soprattutto può fargli perdere la faccia qui e nel mondo, bruciandogli irrimediabilmente la via verso il Colle. E allora? Siamo nelle mani della … provvidenza.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO