Governo M5S-PD? I rispettivi elettorati sono furiosi (Foto)

Alleanza di Governo M5S-PD? Una buona parte dei sostenitori (di entrambi) non vogliono sentirne parlare

Le consultazioni di Roberto Fico sembrano aver sbloccato la situazione. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle sono pronti a confrontarsi, anche se la strada per arrivare ad un'intesa è ancora lunga. Di sicuro questa è l'ultima "speranza" per questa legislatura che, viceversa, è destinata a concludersi più che prematuramente.

Le premesse iniziali, in ogni caso, sembrano esserci: il segretario Martina aveva chiesto a Di Maio di "mollare" Salvini e il leader dei pentastellati l'ha fatto prontamente annunciando di aver chiuso "il forno" leghista. Questa reciproca apertura non è però piaciuta a molti sostenitori sia del PD che del Movimento 5 Stelle anche se, da entrambe le parti, in tanti sembrano pronti al dialogo.

Nel Movimento 5 Stelle sono confluiti elettori che hanno storie politiche ben diverse. Probabilmente gli ex elettori del centrosinistra saranno perlopiù soddisfatti da questa possibile convergenza, avendo detestato per quasi 50 giorni l'idea di un'alleanza con Salvini. Al tempo stesso gli ex elettori di destra inorridiscono all'idea di andare al governo con "la sinistra" anche se, oggettivamente, il Partito Democratico negli ultimi anni non si è certo distinto per questo tipo di politiche.

Nel PD, invece, c'è chi rivorrebbe un immediato ritorno di Matteo Renzi al punto da minacciare di abbandonare per sempre il partito in caso di accordo con Di Maio&Co. In molti stanno affollando i social con gli hashtag #senzadime e #renzitorna e non lo stanno facendo solo le persone "comuni". Anche diversi esponenti e parlamentari del Partito Democratico si stanno unendo al coro, come ad esempio Michele Anzaldi, Luigi Marattin, Salvatore Margiotta e Anna Ascani.

Per riuscire a formare il nuovo Governo serviranno diversi passaggi:

1) L'approvazione a trattare da parte della Direzione del PD.
2) L'intesa sul contratto di Governo, tra mille compromessi.
3) L'approvazione del contratto di Governo da parte della base del Movimento 5 Stelle e della Direzione del PD, che potrebbe anche decidere di chiamare in causa i suoi iscritti.
4) Servirà, eventualmente, il voto di fiducia in entrambi i rami del Parlamento, cosa non scontata visto che la maggioranza al Senato sarebbe risicatissima anche a ranghi super-compatti. Sommando aritmeticamente gli iscritti ai due gruppi si raggiungerebbe quota 161, 3 in più dei 158 necessari. E a Palazzo Madama, tanto per dirne una, vota anche Matteo Renzi.

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