Di Maio è pronto a tornare al voto. Verrà rispettata la regola dei 2 mandati?

Il leader dei 5 Stelle insiste per tornare al voto. Verrà ignorata la ferrea regola del "massimo due mandati"?

<> on March 4, 2018 in UNSPECIFIED, Italy. The economy and immigration are key factors in the 2018 Italian General Election after parliament was dissolved in December 2017. Campaigning the right are Silvio Berlusconi of Forza Italia teaming up with Matteo Salvini of the Eurosceptic Lega. While on the centre-left is Mario Renzi, leader of the Democratic Party. Challenging both camps is the leader of the Five Star Movement, Luigi Di Maio.

Luigi Di Maio è pronto a tornare alle urne dopo aver cercato, senza successo, un accordo di Governo prima con la Lega di Salvini e poi con il PD del segretario dimissionario Renzi. Il leader dei 5 Stelle ha fatto ieri il suo appello a Salvini, invitandolo ad andare insieme al Colle per richiedere nuove elezioni. Oggi, nella giornata della festa dei lavoratori, Di Maio ha ribadito la necessità di tornare al voto.

C'è solo un piccolo dettaglio: la ferrea regola del "massimo due mandati". Qualcuno potrebbe considerare questa XVIII legislatura come una sorta di passaggio a vuoto. Ed effettivamente è così. Al tempo stesso, però, c'è in ballo la credibilità dell'intero progetto politico. La regola dei "due mandati e poi a casa" è infatti un cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, nato prima ancora della sua fondazione.

Nel primo V-Day del 2007, infatti, Beppe Grillo promosse l'iniziativa Parlamento pulito per promuovere una legge di iniziativa popolare. Gli obiettivi erano tre: divieto di candidatura per i condannati (parzialmente raggiunto grazie alla Legge Severino), la modifica della legge elettorale per reintrodurre il voto di preferenza e, appunto, il limite di due legislature per i parlamentari. Successivamente questo terzo punto venne adottato come regola base per il Movimento 5 Stelle, estendendola anche alle altre cariche elettive. Il limite è chiaro: due mandati, senza eccezioni di alcun tipo.

Lo stesso Beppe Grillo ribadì il concetto in un post pubblicato sul proprio sito nel marzo 2017, quando si vociferava di una possibile modifica: "Il MoVimento 5 Stelle è una comunità di cittadini fondata su delle regole. Sono poche, chiare e semplici. Proprio per questo inamovibili. Una delle regole fondanti è quella dei due mandati elettivi a qualunque livello. Consigliere comunale, sindaco, consigliere regionale, parlamentare nazionale ed europeo. Questa regola non si cambia nè esisteranno mai deroghe ad essa. "Ogni volta che deroghi ad una regola praticamente la cancelli" diceva Gianroberto. Non abbiamo intenzione di cancellare nessuna delle regole fondanti del MoVimento 5 Stelle. I nostri portavoce continueranno a fare un massimo di due mandati elettivi e poi torneranno a fare il lavoro che facevano prima. Vogliamo cittadini 5 Stelle che si mettano al servizio della comunità, non professionisti della politica".

Qualcuno nel corso del tempo ha provato a forzare il meccanismo facendo notare l'eccessiva rigidità, ma la risposta del Movimento è sempre stata la stessa: l'espulsione. Basta ricordare il caso emblematico di Fabio Fucci, ex Sindaco del Movimento 5 Stelle di Pomezia espulso proprio perché aveva cercato di mettere in discussione questa regola. Fucci venne eletto come consigliere comunale di minoranza nel maggio 2011 e ricoprì l'incarico fino al gennaio 2013, quando si dimise il Sindaco Enrico De Fusco (PD) sfiduciato in Consiglio dalla sua stessa maggioranza.

Sulla poltrona del Primo Cittadino arrivò dunque un commissario prefettizio che traghettò il Comune fino alle elezioni del giugno 2013, nelle quali Fucci vinse al secondo turno e diventò Sindaco. Fucci, apprezzatissimo esponente del Movimento per il lavoro svolto, nel dicembre scorso provò a mettere in discussione la regola chiedendo di potersi candidare nuovamente. Dal suo punto di vista quel primo mandato, durato appena 19 mesi nei panni di consigliere di opposizione, terminato per problemi interni alla maggioranza, non si poteva considerare "un vero mandato".

La risposta del Movimento, come sempre, fu molto secca: la regola non può essere messa in discussione. Lo stesso Di Maio archiviò senza troppi complimenti la questione: "Noi abbiamo due, tre regole e tra queste c'è la regola dei due mandati che non è in discussione. Il sindaco di Pomezia non è in linea con il Movimento 5 stelle e quindi si autoesclude". L'insubordinazione venne punita non solo con l'espulsione, ma anche con la chiusura anticipata della sua esperienza come Sindaco grazie alle dimissioni in blocco di tutti i consiglieri comunali della maggioranza, che hanno portato all'insediamento di un nuovo commissario prefettizio. Un'applicazione pentastellata del "metodo Marino".

Fucci ovviamente non prese bene il tradimento dei suoi compagni di avventura che sfiderà a giugno nelle prossime elezioni comunali appoggiato da due liste civiche. Un po' come ha già fatto, con successo, Pizzarotti a Parma.

Il problema sollevato da Fucci poteva rappresentare una grande occasione per il Movimento 5 Stelle. Avrebbero potuto rivedere le regole prevedendo qualche eccezione. Avrebbero anche solo potuto concedere la possibilità di ricandidarsi almeno una terza volta quando uno dei due mandati elettivi si fosse interrotto prima della metà del tempo previsto, magari anche solo nel caso in cui la ragione fosse da imputare a soggetti esterni al Movimento. Invece nulla: rigidità assoluta a difesa di una regola che ha una sua ratio rispettabile, ma al tempo stesso impedisce la formazione di una classe dirigente in grado di svolgere al meglio il proprio lavoro.

Il caso di Fucci è ancora più risibile perché, indiscutibilmente, nel suo "primo mandato" da consigliere comunale non aveva certamente "abbandonato il suo lavoro" visto che per gli appartenenti ai consigli comunali così piccoli non è previsto un compenso, ma solo un rimborso spese legato alle presenze in consiglio comunale: una sessantina di euro al mese, soldino in più o soldino in meno.

Adesso cosa deciderà di fare il Movimento? Cambierà le regole in corsa per consentire ai vari Di Maio, Toninelli, Grillo etc di ricandidarsi? Oppure nelle prossime elezioni si affiderà soltanto a candidati totalmente sconosciuti ai più, rinunciando al bagaglio di esperienza di questi anni? E, soprattutto, quale delle due scelte potrebbe rischiare di danneggiare di più il Movimento?

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