Michele Serra, la sinistra del no e l'opinione pubblica italiana

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Come altre formule "pop" della destra di governo, lo slogan "sinistra del no" è semplice e funzionale: attribuisce all'opposizione una sorta di malumore preconcetto; e al governo un'alacre attivismo. Peso morto da una parte, motore virtuoso dall'altra. Il cliché rientra nel "normale" fastidio che questa maggioranza coltiva nei confronti dell'opposizione e delle sue prerogative.

Ma c'è, specie in un caso come questo, strutturale per il futuro di tutti, un'aggravante sostanziale. L'aggravante è questa: che il merito delle questioni scompare. Si fissano (o si rifissano) le parti in commedia, quella dell'operoso Berlusconi e quella dei suoi neghittosi osteggiatori, e si evita accuratamente di parlare delle scelte concrete, delle loro conseguenze, dei pro e dei contro.

Così Michele Serra in un editoriale quanto mai appropriato su Repubblica di ieri. E' il baratro in cui è sprofondata l'opinione pubblica italiana. Una modalità di disinformazione tipicamente televisiva, ossia diretta all'emotività tralasciando completamente le argomentazioni.

E' esattamente cosi, basta dare un occhiata ai tg. Non si spiegano le argomentazioni, si vedono solo i primi piani dei vari Bonaiuti, Gasparri, Cicchitto parlare di sinistra del "no". Come se dire no alla ulteriore cementificazione dell'Italia fosse un disonore. O il no alla riforma della giustizia di Alfano fosse conservatore. E l'opposizione?

Il grave errore starebbe (come già successo) nell'accettare questo cabaret di governo, nel passare alle dispute vuote e tralasciare i contenuti, su cui il governo ha tutto l'interesse di tacere. Il primo punto per fare una buona opposizione è spiegare il più chiaramente possibile i perchè dei propri no. E in questo soprattutto il Pd ne ha di strada da fare. Come conclude Serra

"una delle poche frecce rimaste nell'arco dell'opposizione è proprio questa: azzerare questo ricatto psicologico, ignorare le freddure sulla "sinistra del no", procedere come se si vivesse e si facesse politica in una Paese in cui i "no" e i "sì" si pronunciano solo in rapporto a quanto accade, non in rapporto a quanto sta scritto in un copione mediatico scritto, per giunta, da altri.

Il primo modo di fare una seria opposizione a Berlusconi è una battaglia a livello di opinione pubblica, dove l'attuale premier ha costruito le sue fortune e la sua apparentemente schiacciante maggioranza.

immagine/Il manifesto

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