Le nostalgie di Oliviero Diliberto: "Voglio falce e martello". E Berlusconi gode

A volta ritornano. E tornano per riproporre pari pari quello che avevano proposto prima. E che era stato rifiutato e bocciato. Democraticamente.

A bussare è Oliviero Diliberto, l’intrigante e colto giurista di buone maniere, rispuntare come la mimosa di marzo e rilanciare l’idea della … “falce e martello”.

Esce dal letargo, il segretario "extraparlamentare" dei comunisti italiani e confessa: “Rivogliamo la falce e martello. Ci manca, manca ai lavoratori di questo Paese. Non sono pazzo. Mi basterebbe dar vita a un partito di media dimensione, come la Rifondazione degli anni ‘90”.

Oliviero è “figlio” della storia, è nato nell’ottobre del 1956: pochi giorni dopo, l’8 novembre, i carri armati russi e i servizi segreti ungheresi coprivano di sangue Budapest e di vergogna il comunismo mondiale.

Oliviero non se lo ricorda. Anzi si ricorda di Togliatti che non si vergognò di appoggiare e ringraziare l’invasore sovietico e non si tolse il cappello di fronte ai martiri di Budapest.

Di illusioni si può vivere. E si può anche (fare) morire. Peccato che a rimetterci (anche le penne) siano sempre gli altri. Non solo a Budapest.

Ma dategliela ad Oliviero, questa falce e martello! Non sa usarli? Allora diamogli finalmente una vanga.

In fondo, Oliviero è brava persona. Come tanti suoi “compagni” di fede prima di prendere il potere (con la forza).

Così qui ci tocca tenere il Cavaliere. Tante grazie Oliviero. E auguri per il nuovo partito con la falce e martello. Su fondo rosso.

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