Gentiloni: "Nuovo incarico? Difficile dire no a Mattarella e al Paese"

paolo gentiloni che tempo che fa

Paolo Gentiloni, premier uscente che ancora attende di conoscere il nome del suo successore, è stato ospite di Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’. Il presidente del Consiglio ha ammesso sin da subito che un patto di governo con il Movimento 5 Stelle sarebbe stato quasi impossibile, ma boccia sostanzialmente la linea di Matteo Renzi, ossia quella che ha portato a disertare l’invito ad un tavolo di Luigi Di Maio:

“Non era realistico che il PD appoggiasse un governo guidato da Di Maio - ammette Gentiloni - ma il tocca a loro non vale per un partito come il Pd, che è per definizione un partito di sinistra di governo e deve dare il suo contributo, non è che per definizione si colloca all’opposizione”.

In carica dal 12 dicembre 2016, Gentiloni afferma che “forse si poteva discutere perché questo avrebbe messo a nudo le contraddizioni” dei pentastellati, ma ormai la partita è chiusa e spetta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, trovare una soluzione allo stallo che vige ormai dallo scorso 5 marzo. Di Maio e Salvini sembrano orientati verso un no ad un governo di larghe intese, che invece incontrerebbe il favore di PD e Forza Italia. “Dire no a Mattarella sarebbe dire no al Paese: è molto pericoloso”, insiste il presidente del Consiglio, che si dice tutt’altro che entusiasmato dall’opzione di un esecutivo a guida Lega e M5S, soprattutto per via di quanto ci chiede l’Europa:

“In campagna elettorale da una parte si è sentita la fiera delle velleità. Se poi pensiamo ai toni, ancora fatico a capire come la Lega e i Cinquestelle, che non sono parenti stretti, riescano a fare davvero un governo insieme. E comunque certamente è un’operazione legittima, ma a livello europeo sarebbe considerata un’incognita abbastanza singolare per un grande Paese come l’Italia”.

Quanto al suo mandato, Gentiloni dice che preferirebbe si interrompa al più presto, ma nel caso in cui il Colle gli chiedesse di restare, si metterebbe a disposizione del Paese, ma come si farebbe con un Parlamento nel quale non c’è una maggioranza?

“Nuovo incarico? Preferirei di no ma quello che decide il presidente della Repubblica mi troverà sempre pronto a rispondere. Lo considero un dovere. Se il presidente della Repubblica fa una richiesta non prenderla in considerazione è difficile”.

Di sicuro, teme il presidente del Consiglio, senza un esecutivo con pieni poteri, “c’è il rischio e che l’Italia risulti troppo debole nella discussione sul futuro del’unione monetaria”.

“Sono argomenti tecnici, ma ci sono posizioni abbastanza diverse tra Francia e Germania in cui l’Italia potrebbe far prevalere la linea a favore della crescita e del lavoro e - conclude - non a favore del rigore e a soffrirne saremmo per primi noi italiani”.

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