Unione Europea, Mattarella: "Dobbiamo sentirci uniti come mai prima d'ora"

Nel giorno dell'atteso vertice tra il leader della Lega Matteo Salvini e quello del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato a Fiesole per la conferenza The State Of The Union, in programma fino a sabato.

A Mattarella è stato affidato proprio il discorso di apertura, incentrato ovviamente sull'Unione Europea e il rapporto coi vari Paesi che ne sono membri, a cominciare dall'Italia.

L'Italia è orgogliosa che sia Firenze a ospitare l'Istituto Universitario Europeo che, da oltre quattro decenni, contribuisce all'approfondimento della dimensione accademica e culturale del processo di integrazione europea, con uno sguardo rivolto non solo al passato, vista la localizzazione presso l'Istituto della prima scuola europea di transnational governance, chiamata a svolgere compiti di formazione nelle aree tematiche che possono essere affrontate soltanto attraverso coordinate azioni multilaterali.
L'appuntamento di oggi trova spazio nel quadro delle manifestazioni che segnano il "compleanno dell'Europa": la ricorrenza della Dichiarazione Schuman, origine di quel fecondo processo di integrazione continentale che qui, oggi, contribuiamo a celebrare.

Il Presidente della Repubblica ha sottolineato la mancanza di fiducia nell'Unione Europa di molti cittadini, convinti che l'UE non sia capace di risolvere i loro problemi:

Numerosi concittadini europei hanno smesso di pensare che l'Europa possa risolvere - nell'immediato o in prospettiva - i loro problemi. Vedono sempre meno nelle istituzioni di Bruxelles un interlocutore vantaggioso, rifugiandosi in un orizzonte puramente domestico, nutrito di una illusione: pensare che i fenomeni globali che più colpiscono possano essere affrontati al livello nazionale.
Una situazione paradossale, se pensiamo che oltre tre successive generazioni non hanno conosciuto, grazie all'integrazione, il dramma della guerra, che ha lambito e lambisce i confini dell'Unione. Basti pensare ai Balcani pochi anni addietro, alla crisi ucraina, ai conflitti nella regione del Nord Africa e del Medio Oriente.
Tutti sanno che nessuna delle grandi sfide, alle quali il nostro continente è oggi esposto, può essere affrontata da un qualunque Paese membro dell'Unione, preso singolarmente, quale che sia la sua dimensione.

Ha ricordato però, parlando del fenomeno della migrazione, che i singoli Paesi non possono farcela da soli:

Milioni di persone sono in fuga dai loro luoghi d'origine; incombono una criminalità i cui proventi superano il PIL di molti Stati e una minaccia terroristica che dilaga fulminea a partire dal web, indipendentemente da qualsiasi frontiera.
Di fronte a tutto questo, pensare di farcela da soli è pura illusione o, peggio, inganno consapevole delle opinioni pubbliche.
L'irrilevanza delle politiche di ciascun singolo Paese europeo, fuori dal quadro di riferimento continentale, emergerebbe immediatamente.

Ricordando l'esigenza che ha portato per la prima volta alla costituzione dell'Unione Europea - "Due guerre devastanti e milioni di morti avevano reso chiarissima, a ogni singolo cittadino, l'esigenza di affidare la difesa della pace e della stessa libertà individuale e collettiva alla scelta di mettere in comune il futuro degli europei" - Mattarella ha sottolineato l'urgenza di tornare a un obiettivo comune:

Forse non ci rendiamo conto a sufficienza di come gli "altri", gli "extra-europei", a differenza di alcuni fra noi, ci vedano e percepiscano in modo crescente come Europa e non più come singole realtà distinte. Forse stiamo dimenticando che l'Europa e la sua civiltà, nella loro ricchezza, sono irriducibili alla dimensione di un solo Paese o gruppo di Paesi. All'Unione potremmo applicare la definizione dello storico francese Ernest Renan che si interrogava su che cosa fosse una Nazione. Rispondeva: "una Nazione è un'anima, un principio spirituale...una grande solidarietà...un patrimonio...è un plebiscito di tutti i giorni". Questo plebiscito europeo non intendiamo perderlo!

L'invito di Mattarella è chiaro:

Le Istituzioni europee e gli Stati membri dovrebbero dedicare ben maggiore impegno a un'opera di capillare e duratura istruzione sulle "ragioni profonde" dell'Europa. Un'opera che nasca dalla scuola, dalla formazione già nelle prime classi, per proseguire lungo tutto il curriculum scolastico sino all'Università, ove l'Erasmus - e gli altri programmi di mobilità giovanile - già svolgono un ruolo di grande importanza. [...] I grandi avanzamenti conseguiti sul piano dell'economia, della moneta e della finanza, devono essere accompagnati in modo coerente dal parallelo sviluppo di un pilastro sociale, in modo da rendere evidenti, nei confronti dell'opinione pubblica europea, la loro strumentalità rispetto al "disegno grande".

Foto | Quirinale

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